Encala
LIBRO 1 DELLA SERIE HEKU
T.M. Nielsen
Traduzione di Mirella Banfi
Copyright © 2010
Smashwords Edition
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Fatto nella Stati Uniti d’America.
Chapter 1 - Liberta
Capitolo 1 – LIBERTÀ
“Dannato”, disse Allen, sorridendo
“Vuoi andare fuori, oggi?” Chiese Emily, prendendogli la mano.
Sogghignò sentendo il nome del cavallo di Allen. Il nome gli si adattava quando era un puledro non ancora domato, ma ora che era un tranquillo stallone, era il cavallo perfetto per un ragazzino.
Lo condusse verso l’entrata e si stupì: non c’erano guardie alla sua porta. Sapeva che la Cavalleria era fuori in missione e quindi non aveva il compito di farle da guardie del corpo per altri due giorni, ma c’erano sempre state guardie, scelte a caso, posizionate fuori dalla sua porta da quando i Cavalieri erano stati nominati Luogotenenti.
Emily camminò con Allen attraverso il palazzo, provando un senso di libertà. Non passò vicino a nessun heku durante il tragitto e poi si ricordò che il Consiglio era in riunione. Stavano facendo giurare il nuovo Giustiziere, qualcuno di nome Damon. Tutto quello che sapeva di lui, era che si trattava di un altro dei ‘vecchi’ e che Chevalier lo conosceva da tantissimo tempo.
Emily sollevò Allen e se lo gettò sulle spalle mentre a lui veniva la ridarella. Gli piaceva andare in giro sulle sue spalle. Attraversò la breve distanza fino alla scuderia e si guardò intorno,ancora nessun heku. Anche la scuderia era vuota: rimanevano solo Patra e Dannato.
Emily mise una briglia a Patra e la condusse fuori dal suo box. Continuava a guardarsi intorno mentre metteva la sella, la legava e poi faceva sedere Allen vicino al pomello. Mise un piede nella staffa e si diede una spinta sedendosi dietro di lui. Mise una mano intorno alla vita di Allen e tenne le redini con l’altra, poi schioccò la lingua facendo muovere lentamente il cavallo verso l’esterno.
Aveva visto le dolci colline a ovest della città, ma non aveva ancora trovato il tempo per esplorarle. Batté i tacchi contro Patra e la giumenta partì al trotto. La città era silenziosa, di giorno. La maggior parte del lavoro era fatta con la protezione della notte. Sentiva la gente che parlava dietro le porte chiuse e, ogni tanto, vedeva una tendina che si spostava. Era un po’ irritata da quello sbirciare, ma sapeva che per loro lei era uno strano spettacolo.
Dopo parecchi giri e vicoli ciechi, trovò finalmente la strada verso le colline verdi. Sorrise e mise Patra al galoppo. Amava sentire il vento nei capelli e Allen ridere. Era bello portare la giumenta pezzata fuori sull’erba aperta. Il cavallo aveva lavorato duramente per preparare la cavalleria ed era un po’ che non poteva sgranchirsi le zampe. Il pomeriggio passava lentamente mentre esplorava le colline e parlava con Allen.
In cima a una delle colline, Patra si impennò rabbiosamente ed Emily strinse Allen più forte. Calmò la giumenta e poi vide cosa l’aveva spaventata, qualcuno stava camminando verso di loro. Emily continuò a guardare mentre si avvicinava e si fece scura in volto.
“Emily?” lo sentì chiedere, e strinse la presa su Allen così forte che il bambino cominciò a lamentarsi.
“Tim”, disse, osservandolo. Non lo vedeva da quando era prigioniera dei Valle, quando l’uomo era stato mandato a infrangere il suo legame con Chevalier. L’ultima volta che l’aveva visto, Tim era semisvenuto e stava soffrendo a causa della tortura che lei gli aveva inflitto.
Si fermò a qualche passo da lei e le sorrise: “Vedo che hai avuto un maschietto”.
Lei annuì e tirò le redini, obbligando Patra a fare un passo indietro: “Che cosa stai facendo qui?”
“Sono un donatore, non lo sapevi?” chiese, con fare indifferente.
“Per gli Equites? Che cosa è successo ai Valle?” Non si fidava per niente di lui.
“Sono un donatore per chiunque abbia bisogno di me. Sto facendo una visita a Council City”, si mise le mani in tasca e la guardò dalla testa ai piedi.
“Ti suggerisco di tornare da dove sei venuto”.
L’uomo fece una smorfia: “Non sarai ancora arrabbiata, vero? Non è stata colpa mia. Mi hanno obbligato a farlo”.
“Non mi interessa chi ha obbligato chi, il tuo posto non è qui”.
“Non arrabbiarti, Emily, per favore. Avrei voluto farti le mie scuse, ma non sapevo dove trovarti”, le disse, facendo un passo verso di lei.
Emily fece indietreggiare Patra di un altro passo: “Avvicinati e tutta la città ti sarà addosso in un attimo”.
“Non ne dubito, ho sentito che tua marito è diventato un Anziano”.
“Hai sentito giusto”.
“Mi importava veramente di te, lo sai, vero?” aggiunse l’uomo con un sorriso.
“Sì, certo, hai lasciato che mi torturassero”.
“No, non è vero. Mi portavano via finché non era ora di lasciarti andare, non potevo farci nulla”, voleva disperatamente che lei gli credesse.
“Ma lo sapevi, per tutto quel tempo tu li stavi aiutando”.
“È vero, lo sapevo, ma non li stavo aiutando”.
“Allora non stavi cercando di infrangere il mio legame con Chev?” chiese Emily, alzando un sopracciglio.
“Ok, sì forse... ma mi importava veramente di te e lottavo per tornare date quando ti legavano”. Tolse le mani dalle tasche e le allungò verso il cavallo.
“Indietro”, lo avvertì.
Tim tirò indietro le mani: “Non fare così, è passato tanto tempo e ora che ti ho trovato, voglio chiederti scusa”.
“Sparisci, non sei il benvenuto in città”, gli disse di nuovo.
“Invece sì, sono un donatore e ho un appuntamento con un heku”, disse, facendo un passo di lato.
“Sono piuttosto sicura di superare in grado chiunque sia la persona con cui tu hai un appuntamento, e dico che non sei il benvenuto”.
L’uomo si voltò verso la città, poi tornò a guardare Emily: “Non fare così, Em. Sarò in città per non più di un’ora”.
“E poi cosa farai? Ritornerai dai Valle con le informazioni sul Consiglio?”
“Te l’ho detto, non sono con i Valle”
“Ah, giusto... e ovviamente io devo credere a tutto quello che dici”.
Tim sorrise e guardò Allen: “È un bel bambino, Emily”.
“Non sto scherzando, vattene immediatamente”, lo avvertì di nuovo.
“Farò quello che vorrò. Tu puoi anche essere la moglie di un Anziano, ma sei sempre una mortale, il che vuol dire che per loro... non sei niente”. Sogghignò, ammiccando.
“Emily?” sentì chiamare dietro di lei e si girò proprio mentre Tim guardava dietro di lei.
Tim spalancò gli occhi quando vide i sette heku a cavallo. Si guardò intorno, senza sapere dove scappare, ma si accorse presto che lui ed Emily erano circondati.
“Stai bene, Emily?” chiese una dei cavalieri.
“Quest’uomo, lo conosco... lavora per i Valle, li ha persino aiutati a rapirmi, una volta”, disse, sorridendo all’espressione terrorizzata sul volto di Tim.
“Non è vero! Io... beh... ok io ero lì... quando i Valle avevano Emily, ma non lavoro per loro”, disse, sulle spine.
“Vediamo cos’ha da dire l’Anziano di questa faccenda”, gli rispose uno dei cavalieri prima di far muovere il suo cavallo verso Tim e smontare.
“Non è necessario, stavo proprio per andarmene”, cercò di dire Tim, allontanandosi dagli heku che avanzavano. Sentì una mano forte sulla spalla e mormorò: “Per favore, non sono venuto per far male a nessuno”.
La guardia chiese ad Emily: “Cosa vuoi che ne facciamo?”
Emily sorrise: “Portatelo da Chevalier e vediamo se, con le sue chiacchiere, riesce a convincerlo a lasciarlo andare”.
L’heku annuì e spinse avanti Tim, tornando a piedi verso la città. Un altro heku prese le redini del suo cavallo e poi tutti li seguirono. Emily li guardò andarsene, poi sospirò quando si girarono verso di lei.
“Dovrai venire anche tu con noi”, le disse uno di loro.
Emily immaginò che fosse inutile cercare di passare ancora un po’ di tempo fuori dalla città e li seguì, continuando a parlare con Allen di tutto quello che lui le indicava.
Una delle guardie rimase indietro e adeguò il suo passo a quello di Emily: “Dov’è la tua scorta?”
Lei scrollò le spalle: “A quanto pare oggi non l’avevo”.
“Non l’avevi oppure sei riuscita a seminarli?”
“Ehi, non mi va quest’atteggiamento”, scattò. “Non c’era nessuna guardia quando sono uscita dalla mia stanza, così ho deciso di portare Allen a fare una cavalcata”.
L’heku annuì, con lo sguardo fisso in avanti.
“Suppongo che dirai a Chevalier che mi avete trovato là fuori”.
L’heku annuì ancora.
“Grande!”
Emily e la guardia restarono un po’ indietro rispetto agli altri. Non aveva nessuna fretta di rientrare nel palazzo soffocante. Quando arrivarono alla scuderia, gli altri cavalli erano già stati riportati nei box e il resto della Cavalleria se n’era già andato. Ritirò Patra con calma, e aiutò Allen che riempiva la mangiatoia con secchielli di avena.
“Bentornata”, le disse Sam, guardando da dietro l’angolo. Allen gli corse in braccio.
“È tutto a posto per l’addestramento di settimana prossima, Sam?”, chiese, chiudendo il box di Patra.
“Sì, tutto a posto”, le disse, gettando Allen per aria e riprendendolo, mentre il bambino rideva. “Domani arriveranno quei nuovi cavalli”.
Lei annuì e poi rimase a guardare Sam e Allen finché non sentì l’heku schiarirsi la gola “Rientriamo, l’Anziano vuole parlare con te”.
“Quanto mi da fastidio!”
“Cosa?” chiese, conducendola verso l’ingresso.
“Il fatto che possiate parlarvi quando siete così lontani. È piuttosto irritante”.
Lui sorrise: “Però è comodo”.
“Già, ci scommetto”, disse, cambiando umore.
Era stata così contenta là fuori nei campi aperti con Allen. Ora stava andando verso un altro round di litigi. Era stanca di litigare con Chevalier. Sembrava che tutto quello che facevano fosse litigare, poi fare la pace, e poi litigare ancora. Ebbe di colpo un’idea, e se non avesse litigato per niente? E se avesse ammesso di aver fatto un errore e avesse accettato la punizione qualunque fosse?
Emily sorrise: era perfetto. Avrebbe evitato un litigio, anche se sapeva che Chevalier sarebbe stato scettico. Il portone del palazzo si aprì davanti a lei e sentì le guardie immediatamente dietro di lei. La portarono al quarto piano nella sala del Consiglio. C’era stata già una volta, prima ma ora non sembrava più così intimidatoria.
Tutte le tredici sedie erano occupate ed Emily osservò attentamente Damon, che era seduto nel posto che era stato di Chevalier. Sembrava più giovane di Chevalier, e aveva occhi marrone scuro e capelli castani tagliati corti. Leonid e Maleth la guardavano sorridendo, ma Chevalier aveva il volto corrucciato. Tim era sul pavimento di fronte al Consiglio, sulle ginocchia. Il resto della cavalleria era schierato lungo le pareti e quello che era con lei la fece allineare con loro.
“Vieni avanti, Emily”, le disse Maleth, facendole segno di avanzare.
Emily sospirò e poi avanzò fino a mettersi dietro a Tim, senza nemmeno guardarlo.
“Sei ferita, Emily?” chiese Maleth, preoccupato.
“No, per niente”.
“Non siamo qui per scoprire cosa facevi fuori dalle mura della città da sola, anche se vorremmo sottolineare che non sei al sicuro fuori dal palazzo”; disse Maleth, dando una veloce occhiata a Chevalier.
“Ok”, rispose Emily, curiosa.
“È stato portato all’attenzione del Consiglio che questo mortale è stato coinvolto con la tua cattura da parte del Valle lo scorso anno”, disse Maleth indicando Tim.
Tim guardò verso di lui e poi si rivolse verso Emily, con gli occhi imploranti.
“Sì, è vero. Era quello che sono stata accusata di torturare”, disse, infilandosi le mani in tasca.
Leonid guardò verso Tim che abbassò la testa.
“Credi sia ancora un Valle?” le chiese Leonid.
Emily rifletté un attimo: “È difficile dirlo... ma l’ho avvertito di non venire in città”.
“Ha detto perché stava dirigendosi qui?”
“Sì, aveva un appuntamento come donatore”.
“Ha preso parte, in qualunque momento, alla tua tortura per mano dei Valle?” domandò Maleth, guardando Tim severamente.
“Non lo so. Era lì e sapeva che il suo compito era di infrangere il mio legame con Chevalier”.
“Tim”, chiese Leonid: “Dov’eri quando Emily era legata al letto per lunghi periodi?”
“Tim guardò verso di loro: “Mi portavano via, lo giuro. Appena mi lasciavano tornare nella stanza la liberavo”.
“Qual era il tuo scopo?”
“Emily ha ragione, avrei dovuto infrangere il legame con l’heku”, disse Tim piano.
Si sentì Chevalier ringhiare.
“Io non le ho fatto del male, lo giuro”, disse supplicando.
Leonid disse qualcosa a Maleth e Chevalier, a voce troppo bassa perché Emily capisse, e quando si girarono, Chevalier si alzò: “Non abbiamo prove che tu abbia lasciato i Valle, quindi sarai recluso nella prigione di Council City per dieci anni”, disse, fissando il mortale.
“No, per favore”, gridò Tim alzandosi e girandosi verso Emily. Le mani di due heku si posarono immediatamente sulle sue spalle.
“Per favore, Emily, non farlo. Io non sono mai stato cattivo con te”.
“Non tocca a me discutere le decisioni del Consiglio”. Disse, sorridendogli dolcemente. Con la coda dell’occhio, vide che Chevalier aveva un’espressione sorpresa.
Tim fu trascinato via dalla sala del Consiglio da due delle guardie. Emily si girò per andarsene, ma fu richiamata.
“Sì?”, chiese, guardandoli. Stava per incrociare le braccia, ma le lasciò rilassate lungo i fianchi.
“Questo è il Giustiziere, Damon”, le disse Leonid, indicando il nuovo membro del Consiglio.
Emily gli sorrise e poi guardò di nuovo verso Leonid.
“Ha chiesto una dimostrazione delle tue abilità”, disse Leonid ed Emily rimase senza fiato.
Chevalier ringhiò: “Quella richiesta non è stata approvata”.
“No, non lo farò”, disse Emily a occhi sgranati.
“Era solo una richiesta, Bambina. Mi interessa solo vedere quello che sai fare”, disse Damon, guardandola con un sopracciglio alzato.
“Non sono una bambina”, disse Emily a denti stretti.
“Molto bene, non ti obbligheremo”, si intromise Maleth. “Il tuo talento è un mistero per tutti noi e anch’io sono curiosa di vedere le capacità delle Winchester, se mai decidessi di mostrarcele”.
Emily si girò e notò l’espressione sbalordita sui volti della cavalleria. A quanto pareva non erano stati informati del suo retaggio.
“Emily”, aggiunse Maleth: “Oggi la cavalleria comincerà con il suo nuovo compito come tua guardia personale. Due per volta, come stabilito”.
Emily ebbe un moto di repulsione, ma poi sorrise: “Naturalmente”.
Vide Chevalier che la guardava con occhi sospettosi mentre usciva dalla sala con le due guardie dietro di lei.
Emily entrò in camera, lasciando le guardie fuori dalla porta e andò da Sam e Allen che erano seduti a tavola. Si sedette e mise un po’ di maccheroni al formaggio sul proprio piatto.
“Stai bene?” chiese Sam, guardandola attentamente.
“Sì. Sto bene, perché?” gli chiese lei, sorridendo ad Allen. Era coperto di formaggio dalla testa ai piedi e le sorrideva beato. Aveva il sorriso di Chevalier.
“Niente”, disse Sam e spinse via la sedia dal tavolo. “Vado alla scuderia”.
Emily si girò verso Allen.
“Dove papà?” chiese, scavando nel piatto con le mani.
“Sono sicura che sarà qui presto”. Gli rispose, prima di prendere un boccone.
Il resto della cena andò liscio e poi Emily preparò un bagno ad Allen, che cominciò immediatamente a giocare nell’acqua e a schizzarla intorno, con l’acqua che diventava arancio.
“Emily?” sentì Chevalier che la chiamava. Sospirò: non era un buon segno quando la chiamava Emily.
“In bagno”, rispose facendo la cresta con lo shampoo ad Allen.
Sentì Chevalier che entrava e si appoggiava al ripiano dietro di lei.
“Papà!” Allen allungò le braccia verso di lui.
“Dopo il bagno”, gli disse ed Emily non poté fare a meno di notare che aveva la voce tesa.
Emily si affrettò a finire il bagno di Allen, poi lo tolse dall’acqua per asciugarlo. Il bambino le sfuggì dalle mani e corse, nudo, verso Chevalier, allungando le braccia. Chevalier lo sollevò e lo abbracciò stretto.
“Dannato”, disse Allen, sorridendo.
“Sì, ho sentito che sei andato a cavallo oggi”. Chevalier guardava Emily.
“Tu no?” chiese Allen.
“Ero al lavoro”, gli disse Chevalier e lo rimise tra le braccia di Emily.
Emily lo portò nella sua camera e gli mise il pigiama. Si sedette nella sedia a dondolo e chiuse gli occhi, con Allen accoccolato contro il suo petto. Ci vollero quasi trenta minuti prima che si addormentasse, poi lo mise a letto e tornò nella propria camera, chiudendo adagio la porta.
Emily andò da Chevalier che era seduto sul letto e si mise cavalcioni sulle sue gambe, guardandolo in viso.
Decise di anticipare il suo discorso: “Non lo farò più, mi dispiace. Non ci ho pensato e so che è stato imprudente”.
Lui la guardò sospettoso: “Che cosa stai macchinando?”
“Cosa?” gli chiese, guardandolo negli occhi.
“Cos’è successo a ‘posso proteggermi da sola’?”
“Posso farlo, la maggior parte delle volte, ma siamo incappati in un mortale e questo ha messo me e lui più o meno sullo stesso piano. Mi dispiace, Chev”, disse sinceramente.
“Voglio sempre sapere che cosa stai macchinando”.
“Niente, ho notato che non c’erano guardie e Allen voleva andare a fare una cavalcata. È tanto che vedo quelle colline e volevo lasciar correre un po’ Patra. Avrei dovuto tener conto del pericolo, prima”. Gli passò le mani dietro al collo e lo baciò piano.
“Non vuoi lamentarti riguardo alla condanna di Tim?” chiese guardandola attentamente.
“No, non spetta a me” disse, e poi rise quando sentì Chevalier che si irrigidiva.
“Da quando?”
Emily scrollò le spalle e cominciò a baciarli dolcemente il collo.
“Ah... ci sono, stai solo tentando di evitare un litigio”, disse, e rabbrividì leggermente.
Lei annuì e lo baciò lungo la mascella.
“Allora non è vero che credi realmente quello che stai dicendo, cerchi solo di non farmi arrabbiare?” Le sollevò il viso per farsi guardare in faccia.
“Non c’è un modo giusto per rispondere a questa domanda. Non ho voglia di litigare, sono ultrastufa di litigare”.
“Anch’io”.
Emily appoggiò la testa contro la sua spalla e gli mise la braccia intorno. Si tirò più vicina a lui quando sentì le forti braccia intorno alla vita. Si tirò indietro e lo guardò negli occhi: “Vuoi che lo mostri al Consiglio?”
“Mostrargli che cosa?” le chiese, spingendole via i capelli dalle spalle.
“Incenerire”.
“No, se non vuoi farlo”.
“Però tu vuoi che lo faccia, vero?”
Chevalier sospirò: “Vogliono veramente vederlo”.
Emily si morse il labbro inferiore: “A una condizione”.
Chevalier aveva gli occhi sgranati: “Lo farai?”
“Se accetti la mia condizione”.
“Ok... qual è?”
“Scelgo io chi”.
“Avevi in mente qualcuno?”.
“No, ma voglio sapere cosa hanno fatto e se merita l’incenerimento”, disse, scendendo dalle sue gambe.
Chevalier allungò le mani e se la tirò nuovamente in grembo, poi sfiorò le sue labbra con le proprie e sorrise: “Affare fatto. È un po’ che scalpitano per vederti in azione”.
Emily ci pensò un attimo: “Ok, domani andrò fuori a prendere un po’ di sole. Portami i file dei vostri peggiori crimini e vedrò se me ne piace qualcuno”.
Chevalier alzò un sopracciglio: “Andrai a prendere un po’ di sole?”
Emily rise: “A qualcuno di noi fa effettivamente bene... Allen mi sembra un po’ pallido ed io potrei assorbire un po’ di quella vitamina D che adoro”.
Chevalier sembrava incerto.
“Ehi, credevo avresti smesso con la gelosia”.
Sospirò: “Hai ragione, sto tentando”.
Lo baciò, e scese nuovamente dalle sue gambe. Lui ringhiò e cercò di tirarla indietro.
”No, non stanotte”, disse, prima di afferrare una camicia da notte e sparire in bagno.
“Perché?”, chiese, preoccupato.
Emily rientrò dopo qualche minuto. “Perché... devo fare un viaggetto in una città vera prima, salvo che tu abbia intenzione di mettermi incinta di nuovo”.
Lui ci pensò per un po’ mentre lei si sdraiava e poi si accoccolò contro di lei: “Non ti seguo”.
Emily lo guardò stupita: “Ho finito le pillole anticoncezionali”.
“Ci sono pillole per quello?” Chiese, sbalordito.
Emily rise: “Naturalmente!”
“I mortali pensano proprio a tutto”, disse, spegnendo la luce.
***
Emily era sdraiata su un lettino e guardava Allen che giocava nell’erba con solo i pantaloncini ed era ricoperto di crema solare. Emily era in bikini e aveva gli occhiali da sole. La giornata sembrava particolarmente luminosa. Le sue due guardie erano in piedi ad almeno sei metri di distanza da lei. Era certa che la distanza fosse un ordine del teoricamente non geloso Chevalier.
“Signora?” sentì qualcuno chiedere, in tono nervoso.
Emily alzò lo sguardo verso un heku sconosciuto. Aveva una pila di cartelle in mano e cercava disperatamente di non guardarla.
“Oh, grazie”, gli disse, prendendole. Si girò per chiedergli se era tutto e sogghignò quando vide che era già sparito.
Controllò Allen e poi guardò le cartelle. Ce n’erano cinque in tutto. La prima era semplice, un heku Encala era stato catturato a Council City mentre mandava informazioni sulla disposizione della città da un cellulare.
Emily arricciò il naso e passò alla cartella seguente. Cominciò a ridere quando lesse la descrizione: Mortale molto attraente colta quasi nuda sul prato a distrarre tutti gli heku, facendogli trascurare il lavoro.
Gettò la cartella ad Allen per farlo giocare e ne prese un’altra. Questa era più dettagliata, ma da quello che poteva capire, questo heku aveva ucciso la sua compagna e un compagno di stanza per un donatore. Continuò a leggere, sconcertata che avesse potuto uccidere per del cibo. Mise la cartella sulla sedia vicino a lei e gettò per terra la prima cartella.
Gettò immediatamente via la quarta cartella. Non riteneva che una femmina heku che aveva tentato di unirsi agli Encala meritasse di essere incenerita. La quinta cartella era la più pesante e la aprì, scorrendo senza pensare le fotografie dell’interno di una casa. Le guardò velocemente, non vedendo niente d’importante. Alla fine trovò il rapporto scritto. Questo heku aveva catturato e tenuto prigionieri quattro mortali per giorni, nutrendosi come aveva voluto, e alla fine li aveva uccisi.
Emily riguardò le fotografie, senza capire perché fossero state allegate. Limitò la scelta ai due casi. Diede un’occhiata alle sue guardie e si chiese come avrebbe potuto incontrare i due heku.
“Sam?” Chiamò, sedendosi.
“Sì, Emily?” chiese, quando arrivò da lei qualche minuto dopo.
“Per favore prendi Allen, deve pranzare”.
Sam annuì e prese il bambino, poi andò in casa.
Emily si alzò e andò verso lo guardie, che evitavano a tutti i costi di guardarla.
“Allora”, disse, dondolandosi sui talloni.
“Sì?” chiese uno di loro, sempre guardando sopra la sua testa.
“Come posso fare ad andare giù in prigione per parlare con due prigionieri?” chiese e trasalì quando entrambi la guardarono allarmati.
“Perché?” Chiese uno dei due.
“Ho alcune cartelle che mi hanno mandato gli Anziani, e devo sceglierne uno per... beh... la punizione. Non riesco a decidere tra i due, quindi voglio vederli”.
“Dovremo chiederlo all’Anziano”.
Emily cercò di ritrarsi: “Dobbiamo proprio? Non posso semplicemente andarci con voi? Saranno nelle loro celle”.
Entrambi scossero la testa.
“Bene, andate a chiederglielo”, disse, e uno dei due scomparve.
Emily si mise il prendisole che e aveva portato la guardia ritornando: “Ha detto che abbiamo il permesso, ma devi restare lontana dalle sbarre”.
Emily annuì, sorpresa che Chevalier lo permettesse. Cominciava a capire quanto fossero ansiosi i Consiglieri di vedere cosa poteva fare.
Le celle della prigione erano allineate, fila dopo fila. Emily poté solo cogliere un’impressione vaga di quanto fosse grande la prigione quando la condussero giù per una delle fila e una guardia heku indicò una cella. Emily sentì un sibilo e le sue guardie si chinarono e sibilarono in risposta. Osservò l’heku nella cella. Aveva gli occhi feroci innaturali e fissavano il suo collo.
“Posso farti qualche domanda?” gli chiese
“Dipende da quello che vuoi sapere, mortale”, le rispose, mentre si passava la lingua sulle labbra screpolate.
“Perché hai ucciso la tua famiglia?” Pensava fosse una domanda semplice, ma l’heku inalò forte e le sue mani si chiusero a pugno.
“Vieni più vicino e te le dirò”, ed Emily sentì una mano forte sulla spalla che la tratteneva, anche se non aveva alcuna voglia di andare verso di lui.
“No, dimmelo adesso, o me ne vado. Ne ho altri con cui parlare”, disse freddamente.
“La mia famiglia?”
“Sì, il rapporto dice che hai ucciso le persone che vivevano con te”.
“Volevano il mio donatore”, disse, piegando la testa di lato e guardandola.
“E per questo meritavano di morire?”
“Sssì”, sibilò di nuovo, inalando a fondo.
Una delle guardie sbatté i pugni sulle sbarre e il prigioniero heku arretrò leggermente.
“Stai attento”, gridò la guardia.
Emily sospirò: “Portatemi dall’altro”.
Le guardie la riportarono nel corridoio principale e poi camminarono oltre le fila, girandosi poi verso una cella.
Emily guardò dentro, l’heku rinchiuso sembrava miserevole e infelice. Era seduto sul letto con la testa tra le mani.
“Stai bene?” gli chiese.
L’heku alzò lo sguardo e saltò in piedi: “Una mortale? Qui?”
“Ho una domanda da farti?”
Lui la guardò, sbalordito.
“Perché hai rapito i mortali e poi li hai uccisi?”
L’heku si sedette di colpo sulla branda: “È stato un incidente. Li avevo pagati per rimanere quattro giorni... ma non sono riuscito a fermarmi”. La voce era piena d’angoscia.
Emily lo osservò per un po’, poi si girò e se ne andò velocemente. Non riusciva più a guardarlo e i sibili e le occhiate che arrivavano dalle celle buie le facevano venire i brividi.
Una volta ritornata al marmo lucido e alle sale luminose, si fermò e si appoggiò a una parete.
“Stai bene?” le chiese una delle guardie, toccandole leggermente il braccio.
Emily annuì: “Dite a Chevalier che ne ho scelto uno”.
Una delle guardie sfuocò via ed Emily rimase lì, appoggiata al muro.
“Sei sicura di star bene?” chiese l’altra guardia.
Emily annuì di nuovo, senza parlare.
Dopo qualche istante, la guardia riapparve al suo fianco: “Vorrebbero vederti nella sala del Consiglio”.
“Ora?”, chiese, sorpresa.
“Sì, hanno detto di portarti lì immediatamente”.
Emily li seguì nella stanza che cominciava a conoscere bene e guardò su verso il Consiglio.
“Emily, apprezziamo moltissimo che tu abbia deciso di farlo. L’Anziano Chevalier ci ha spiegato com’è difficile per te”, disse Maleth, sorridendole.
Emily abbassò lo sguardo verso il pavimento.
“Chi hai scelto?” le chiese Maleth, rompendo il silenzio.
“Quello che ha ucciso la sua famiglia”, sussurrò lei.
Sentì qualcuno che si muoveva e alzò lo sguardo, proprio mentre Chevalier appariva al suo fianco.
“Non sei obbligata a farlo”, le sussurrò.
“Facciamola finita... solo che... io...”
“Cosa, Em?”
“Io non voglio vederlo”, disse. Chevalier le prese la mano e la condusse sul palco del Consiglio.
Girò la sedia con le schienale verso la sala e lei si sedette, continuando a guardare il disegno del pavimento. Qualche minuto dopo la porta si aprì e un basso sibilo sfuggì dall’heku dietro di lei. Le mani di Chevalier si chiusero a pugno ed Emily sentì una delle guardie che ringhiava.
“Ti comporterai bene, o avrò la tua testa”, disse una guardia.
Emily fece un profondo respiro: “Quando?”
Leonid parlò adagio: “Quando sarai pronta, Bambina”.
Emily annuì, ignorando il fatto che l’aveva chiamata bambina e si concentrò. Finì subito. Prima che qualcuno nel Consiglio avesse il tempo di batter ciglio, l’heku sibilante non fu altro che una mucchietto di ceneri sparse.
Emily rimase ferma, con la schiena rivolta verso di lui e sentì i Consiglieri che respiravano forte e parlavano in fretta tra di loro.
Chevalier le mise una mano sulla spalla.
L’intera sala cadde in silenzio mentre Emily si sedeva e cominciava a tremare.
“Em?” la chiamò Chevalier, inginocchiandosi accanto a lei, che continuava a fissare il pavimento.
“Per favore, non fatemelo fare un’altra volta”, sussurrò, ma l’udito acuto del Consiglio permise a tutti di sentirla.
“No, non te lo chiederò” rispose Chevalier e la aiutò ad alzarsi.
La abbracciò e si rivolse verso gli altri: “La porto di sopra”.
Tutti fecero cenno di sì, guardandola con occhi compassionevoli. Capivano come fosse difficile per lei, sapevano quanto amasse gli heku.
Chevalier la condusse fuori dalla sala del Consiglio e si girò a guardare mentre gli Anziani si chinavano sopra le scrivanie per guardare di nuovo le ceneri.
Entrarono nella loro stanza ed Emily si stese immediatamente sul letto. Chevalier la coprì e rimase seduto vicino a lei. Il silenzio riempiva la stanza ed Emily si addormentò presto. Chevalier la osservava, continuando a pensare a come fosse difficile per lei uccidere. Lui lo trovava facile, non si guardava mai indietro e non ci pensava mai due volte quando faceva giustizia uccidendo.
Chapter 2 – Secondo Round
Capitolo 2 – SECONDO ROUND
“Santa merda”, disse Emily, guardando il nuovo gruppo di guardie che venivano a rapporto per l’addestramento alla cavalleria. I sette avanzavano verso di lei che non poté fare a meno di indietreggiare un passo. Erano enormi. Sembrava altissimi culturisti che giganteggiavano avanzando.
I primi sette Cavalieri erano con lei. Avrebbero dovuto sorvegliarla e aiutarla ad addestrare le nuove guardie. Formavano una V con Emily davanti e osservavano attentamente le nuove reclute.
Emily sentì un rumore familiare mentre si avvicinavano, il clic-clic degli speroni. Guardò in basso e vide che il più grosso di loro indossava speroni sui suoi stivali neri da cow-boy. Non sapeva esattamente il perché, ma, per qualche ragione, questo nuovo gruppo la faceva sentire a disagio.
“Grazie per essere venuti, mi chiamo Emily e vi aiuterò con i cavalli”, disse, senza avvicinarsi come faceva di solito. Li osservava attentamente. Sei di loro l’avevano guardata mentre parlava, ma quello più grosso, quello con gli speroni, non abbassava lo sguardo su di lei. Emily fece una smorfia e continuò.
“Come prima cosa, per favore puoi toglierti gli speroni?” Chiese, guardando quello che, dentro di sé aveva soprannominato Carrarmato.
“No”, rispose lui, continuando a guardare sopra la sua testa.
Emily si accigliò e andò verso di lui. Mentre alzava la testa per guardarlo negli occhi, si rese conto di quanto fosse alta esattamente. Di solito Emily non lasciava che la sua altezza la ostacolasse, ma mentre guardava in quegli occhi ben sessanta centimetri più in alto dei suoi, sentì la propria determinazione che svaniva. Sapeva che non era il caso di mostrare debolezza con gli heku, quindi addrizzò le spalle e si mise le mani sui fianchi.
“Scusa?” scattò.
“Ho detto no”. Guardò in basso e le sue spalle larghe si scuotevano leggermente mentre rideva.
“Toglili, ora”, ordinò lei.
Troppo in fretta perché potesse reagire, il rosso heku le mise un dito sulla fronte e spinse forte, mandandola a finire a terra, mentre mormorava un altro: “No”.
In meno di un secondo l’heku, Carrarmato, era stato immobilizzato al suolo da quattro Cavalieri. Il collo era girato pericolosamente di lato, ancora qualche millimetro e si sarebbe rotto.
“Toccami di nuovo e ti farò staccare le mani”, gli disse, rialzandosi e spazzolandosi i vestiti. Si abbassò e sganciò gli speroni, poi li tolse dagli stivali, gettandoli nella spazzatura.
“Avremo altri problemi con te, ragazzo?” chiese una delle guardie.
“No, Signore”, scattò Carrarmato.
Le guardie lo lasciarono andare e lui si alzò lentamente, fissando Emily con odio. Lei lo ignorò e le guardie tornarono alla loro posizione alle sue spalle.
“Bene, qualcun altro ha dei problemi con me?” Chiese irritata.
Quando nessuno parlò, indico la prima recluta: “Andiamo a scegliere un cavallo per te”.
Emily portò ciascuna delle reclute attraverso la scuderia, scegliendo un buon cavallo per loro. Non aveva molta scelta. Erano così grossi che doveva scegliere i cavalli più alti che trovava. Consegnò a ciascuno una spazzola, dicendo loro di cominciare a strigliare il proprio cavallo. Era nervosa quando fu il turno di scegliere il cavallo per Carrarmato, con lui che la seguiva, palesemente non contento di essere lì.
Appena non furono più in vista degli altri, Emily si girò verso di lui: “Che problemi hai?”
“Tu” disse, guardandola.
“Fattela passare oppure vattene dalla mia scuderia”, sibilò Emily, incrociando le braccia.
“Non posso andarmene, questo è un ordine”.
“Allora fattela passare”, disse, girandosi.
“Sai che non hai nessun diritto di stare qui... una mortale nel palazzo, è imbarazzante”, disse, seguendola.
Emily ignorò il commento e lo portò al box del cavallo più grande che aveva. Aprì la porta del box e si girò: “Questo è il tuo”.
L’heku entrò e prese il cavallo rudemente per la criniera: “Stupido animale”.
Il cavallo cercò di ritrarsi ed Emily saltò verso di lui, mettendosi tra l’heku e il cavallo: “Lascialo andare”.
Carrarmato lasciò andare il cavallo e rimase in piedi a qualche centimetro da Emily, guardando in basso verso di lei. Era così vicino che poteva sentire la rabbia che irradiava da lui.
“Mi stai dicendo cosa devo fare, piccoletta?”
“Sì, e se toccherai ancora un altro cavallo in un modo meno che delicato e rispettoso avrai a che fare con me”, disse, ribollendo di rabbia.
Emily sentì che i piedi si staccavano da terra quando l’heku la sollevò per le braccia e la alzò sopra la propria testa.
“Non prendo ordini da una mortale”, le disse, scuotendola forte.
“Lasciami andare”, gli rispose Emily stringendo i denti.
Lasciò cadere Emily e fu immediatamente gettato verso il fondo della scuderia dalle sue guardie. Emily sentì un forte crack alla caviglia quando atterrò sul pavimento. Rotolò su un lato e si afferrò la gamba, gridando piano per il dolore. Per tutta la scuderia si sentì il suono dell’heku fatto a pezzi dalle sue guardie, e le altre reclute vennero a vedere cosa stava succedendo.
Videro il grosso heku che veniva smembrato ed Emily per terra, che si lamentava per il dolore, con il piede che formava uno strano angolo con la gamba. Uno di loro si inginocchiò accanto a lei, stando attento a non toccarla.
“Lady Emily, ha altre lesioni, oltre alla caviglia?”, le chiese, controllandola.
Emily scosse la testa ed emise un lamento. Il dolore nella gamba era intenso.
“Che cosa sta succedendo qui?” sentì Kyle chiedere, brusco. I sette Cavalieri si alzarono, coperti di sangue. Pezzi del corpo di un heku erano gettati in un mucchio in un angolo.
Non vide immediatamente Emily quando entrò. I sei nuovi erano acquattati intorno a lei. Quando si divisero, Kyle rimase senza fiato e si inginocchiò accanto a lei. Si stava tenendo la gamba e vide la caviglia fratturata.
La sollevò velocemente e trasalì sentendola gemere per il dolore.
Si rivolse ai cavalieri: “Mark, Bill, Pat... venite con me... voi altri mettete via i cavalli e pulite questo disastro”.
Kyle sfuocò nel palazzo, seguito dai tre Cavalieri. La adagiò sul letto e guardò la caviglia. Si vedeva l’osso sporgere contro la pelle e il piede stava gonfiandosi e diventando blu.
“Mark, cerca Chevalier. Pat, il medico”, ordinò.
Il medico apparve nella stanza e sgranò gli occhi quando vide la caviglia. Si sedette in fretta e tolse una siringa dalla sua borsa, riempiendola di liquido chiaro.
“Cos’è?” chiese Kyle.
“Antidolorifico, dobbiamo portarla in ospedale”, rispose, facendole velocemente l’iniezione.
“Perché non possiamo farlo qui?” chiese Kyle, sorpreso che Emily non si fosse lamentata per l’iniezione. Si rese conto che il dolore doveva essere troppo forse per mettersi a discutere con il medico.
“Non posso fare una radiografia e potrebbe avere bisogno di un intervento chirurgico per sistemare le ossa, poi le serviranno il gesso e delle stampelle”. Le stava tastando il piede per sentire se c’era polso.
“Pat, fai preparare l’elicottero”, ringhiò Kyle, e l’heku corse via, quasi scontrandosi con Chevalier, che stava entrando in quel momento.
“Che cosa sta succedendo?” sibilò Chevalier quando vide il medico e Kyle seduti sul letto. Non riusciva a vedere Emily dietro di loro, ma sapeva che era ferita.
“La portiamo in città, ci vorrà un intervento chirurgico per sistemare la caviglia”, gli rispose il medico, alzandosi.
Chevalier divenne furioso quando vide la caviglia. Sfuocò ringhiando al suo fianco. Kyle si alzò, lasciando che l’Anziano prendesse il suo posto.
“Emily?” chiamò, prendendole la mano. Le asciugò il sudore dalla fronte e rabbrividì dentro di sé quando non reagì.
“È sotto farmaci, dovevo fermare il dolore”, disse il medico, guardando nervosamente Chevalier.
“Che cosa è successo?” chiese a Kyle.
Kyle si rivolse a Bill: “Racconta”.
L’heku si fece avanti: “È stata una delle nuove reclute, signore, abbiamo capito fin dall’inizio che non gli piaceva Lady Emily, e, come prima cosa, hanno discusso sugli speroni. Lui l’ha gettata a terra e noi eravamo pronti a ucciderlo, ma lei l’ha lasciato andare con un avvertimento”.
“L’ha toccata, subito?” chiese Kyle, con rabbia.
Bill annuì: “Poi, mentre lei gli stava mostrando il suo cavallo, abbiamo sentito che gli chiedeva di metterla giù. Quando ho girato l’angolo, lui l’aveva sollevata per la braccia, scuotendola, poi l’ha lasciata cadere. È stato allora che si è rotta la caviglia”.
“Dov’è?” sibilò Chevalier.
“Morto, ci abbiamo pensato noi”, disse Bill, fiero.
Pat tornò in camera: “L’elicottero è pronto”.
Chevalier sollevò Emily. Non gli piaceva sentirla così inerte nelle sue braccia.
“Kyle, vieni con me. Voi tre, andate a parlare con le reclute, questo non dovrà mai più succedere”, ringhiò. I tre cavalieri si inchinarono e uscirono.
Quando Kyle e Chevalier furono sull’elicottero, il pilota li avvisò che un’ambulanza li stava aspettando sulla pista.
Chevalier annuì e allacciò la cintura. Prese la testa di Emily e la tenne contro la spalla. Il piede era ancora più gonfio e il livido stava salendo verso la gamba.
“Quanto manca?” chiese Kyle al pilota, vedendo la città sotto di loro.
“Solo qualche minuto”, gli disse il pilota cominciò a scendere verso la pista. Come promesso, l’ambulanza stava aspettandoli.
Gli infermieri tolsero Emily dalle braccia di Chevalier dopo che Kyle gli aveva ricordato che doveva lasciarla andare. Kyle salì davanti con l’autista, e Chevalier salì dietro con Emily. Osservava mentre gli infermieri immobilizzavano il piede. Anche con l’antidolorifico, gemette per il dolore e Chevalier sibilò, con un’espressione minacciosa. Si diedero da fare su di lei per tutto il tragitto verso l’ospedale e quando l’ambulanza parcheggiò nel garage, Emily aveva una flebo e parecchie borse di ghiaccio sulla caviglia gonfia.
Mentre il personale del pronto soccorso spingeva dentro la barella, arrivò un’infermiera e cominciò a fare domande, riempiendo un modulo.
“Nome?”
“Emily Russo”, rispose Kyle, vedendo che Chevalier non parlava.
“Età?”
Kyle fece mentalmente i calcoli: “Ventisette anni”.
“Che cosa è successo?” chiese l’infermiera, sempre scrivendo.
“È stata disarcionata da un cavallo”, disse Kyle, notando che Chevalier gli gettava un’occhiata.
L’infermiera smise di scrivere quando arrivò il medico e strinse la mano di Chevalier.
“Vediamo, cos’abbiamo qui?” Chiese prima di togliere le borse di ghiaccio dalla caviglia e fare una smorfia.
“È stata disarcionata da cavallo”, gli disse Chevalier, seguendo la storia di Kyle.
“Ok, facciamo una radiografia e poi ne sapremo di più. Mm... perché è incosciente?” Chiese alzando un sopracciglio.
“C’è un medico nel mio staff. L’ha sedata”, disse Chevalier, senza notare il modo in cui il medico piegava la testa di lato, curioso, sentendo che aveva un medico nel suo staff.
“Voi due, fuori”, disse un altro uomo. Mise un pesante grembiule di piombo su Emily. Kyle e Chevalier uscirono mentre faceva la radiografia al piede. Kyle dovette tenere fermo Chevalier quando sentirono Emily che si lamentava mentre il tecnico le muoveva leggermente il piede per ottenere un’altra angolazione.
Una volta fatti i raggi X, i due heku tornarono da Emily mentre un’infermiera iniettava un farmaco nell’apertura della flebo.
“Quello cos’è?” Le chiese Kyle.
“Antibiotici, la stiamo preparando per l’intervento”, disse, sorridendo a Kyle.
“Intervento?” chiese Chevalier, mentre entrava il medico.
“Sì, la caviglia è messa male”, gli rispose, facendo apparire la radiografia su un monitor. Indicò le fratture multiple.
“Dovremo mettere dei chiodi per sistemarla correttamente. L’intervento non dovrebbe durare più di qualche ora. Ah, Dott. Phillips... ”. Il medico del P.S. strinse la mano all’uomo che era entrato.
Il Dott. Phillips si piegò e studiò la radiografia mentre l’altro medico continuava a parlare. “Il Dott. Phillips è un chirurgo ortopedico. Farà lui l’intervento”.
Chevalier rimase a guardare mentre il Dott. Phillips girava e muoveva intorno il piede di Emily. Lei gemeva piano e Kyle dovette nuovamente trattenere Chevalier.
“Ok, portiamola dentro. Se si gonfia ancora un po’, sarà più difficile da sistemare”, disse. Non era amichevole, ma l’infermiera assicurò loro che era il migliore. Chevalier baciò la fronte di Emily mentre spingevano la barella verso la sala operatoria.
Un’assistente condusse Chevalier e Kyle in una sala di attesa vuota e offrì loro del caffè. Sorridendo, Kyle le disse che erano a posto.
“Come vengono scelte le reclute?” chiese Chevalier, dopo qualche minuto di silenzio.
“Fanno domanda e poi il comandante Castel li sceglie in base agli anni di servizio e alle loro capacità”, spiegò Kyle.
“Sanno che l’addestramento coinvolge Emily?”
“Sì, è una delle prime cose che spieghiamo”.
“Quindi questo... aveva programmato uno scontro con lei”, disse Chevalier osservando Kyle.
Kyle scrollò le spalle: “È tutto quello che riesco a pensare anch’io. Non erano passati neanche due minuti quando hanno avuto la prima discussione riguardo gli speroni”.
“Da ora in poi, tu li intervisterai per primo, con Emily nella stanza e controllerai come reagiscono a lei”.
Kyle annuì. Il resto dell’attesa passò in silenzio e quando il Dott. Phillips entrò nella stanza, i due heku si alzarono.
“È andato tutto bene. La caviglia è sistemata e appena esce dall’anestesia può andare a casa”, spiegò.
Chevalier annuì e strinse la mano del medico prima che se ne andasse.
Un’infermiera bassa e tozza entrò qualche minuto dopo, e sorrise: “Potete entrare, ora, se volete”.
Chevalier e Kyle seguirono l’infermiera nel reparto post-operatorio e si sedettero vicino al letto di Emily. La parte inferiore della gamba e il piede di Emily avevano un gesso rosa ed erano appoggiati su un cuscino. Era ancora addormentata, profondamente addormentata, immaginò Chevalier, visto che la flebo e l’ossigeno erano ancora intatti.
Appena Emily cominciò a uscire dall’anestesia, Chevalier le prese una mano, mentre Kyle prendeva l’altra, avvolgendo la mano intorno all’ago della flebo. Emily sbatté le palpebre un paio di volte e si guardò intorno nella stanza.
“Dove sono?” chiese, con la voce rotta.
“Sei in ospedale perché hanno dovuto operare la caviglia”, le rispose Chevalier, toccandole la guancia.
“Fa male”, gli disse lei, chiudendo di nuovo gli occhi.
Chevalier allungò la mano e spinse il pulsante di chiamata, e aspettò l’infermiera per chiederle altro antidolorifico. L’infermiera spiegò loro che era troppo presto per un’alta dose, e se ne andò. Non sapeva esattamente il perché, ma in quella stanza si trovava a disagio.
Passarono solo pochi minuti prima che Emily aprisse di nuovo gli occhi. Kyle le lasciò andare la mano e lei si massaggiò il braccio, in alto. La camicia dell’ospedale si alzò mettendo in mostra il livido scuro a forma di mano. Sentì Chevalier che ringhiava e si coprì di nuovo.
“Per quanto tempo dovrò stare qui?” Chiese, guardando il gesso.
“Vieni a casa oggi, appena arriva il medico per le dimissioni”, le disse Chevalier, sempre tenendola una mano.
Emily si tolse in fretta la cannula dell’ossigeno con la mano libera e stava per prendere la flebo, quando Kyle le prese di nuovo la mano.
“Potrò lavorare ancora con le guardie?” chiese a Chevalier.
Lui sospirò: “Ne parleremo dopo”.
“Mi odiava”, disse, rivolta a Kyle.
Kyle annuì.
“Anche gli altri?”
Kyle sorrise: “No, e se ti odiassero, ora non lo mostrerebbero certo”.
Emily sospirò: “Le mie guardie l’hanno ucciso, vero?”
Kyle accennò di sì e fu sorpreso quando lei non si lamentò.
Entrò il Dott. Phillips: “Come si sente?”
Emily scrollò le spalle: “Come se un camion mi fosse passato sulla gamba”.
Il medico sorrise: “Sono sicuro che è così”. Si rivolse a Chevalier: “Tenetela a letto oggi e poi può alzarsi e girare con le stampelle. Vi farò consegnare delle pillole antidolorifiche. Se il piede comincia a pulsare, alzatelo sopra il livello del cuore”.
Chevalier annuì e prese una pila di carte dalle mani del medico.
“Posso ancora andare a cavallo?” chiese Emily e il medico sorrise: “Sì, certo. Le permetterà di non caricare la caviglia, quindi va bene. L’infermiera arriverà tra un momento a portarvi alcuni moduli da firmare, e poi può andare a casa. Vi darà anche delle stampelle. Il medico uscì, continuando a scrivere sulla cartella.
“Sarà divertente, ci sono un mucchio di scale nel palazzo”, disse Emily, sedendosi sulla sponda del letto, prima di togliersi la flebo.
L’infermiera grassa entrò e sorrise calorosa: “Ah bene, vedo che il medico le ha già tolto la flebo”.
Emily arrossì e annuì.
Consegnò un modulo a Chevalier: “Firmi qui per favore, per confermare che il medico vi ha dato le istruzioni necessarie. Se peggiora o se il dolore aumenta troppo, c’è un numero da chiamare qui in fondo”.
Mentre Chevalier riempiva i moduli, Kyle andò a cercare un taxi per riportarli all’elicottero. L’infermiera insistette per far uscire Emily su una sedia a rotelle, anche se Chevalier si era offerto di portarla semplicemente lui. Finalmente si arrese e afferrò le sue stampelle, poi li seguì verso il taxi. La sollevò e la fece sedere sul sedile posteriore, salendo poi vicino a lei. Kyle si mise davanti con l’autista.
Arrivati all’elicottero, Chevalier aprì il flacone di Vicodin che gli aveva consegnato il medico e le diede una pillola. Emily esitò, poi decise che la caviglia le faceva troppo male, quindi la prese e si appoggiò allo schienale aspettando che il viaggio finisse.
Chevalier portò Emily dentro il palazzo e si trovò ben presto circondato dalla cavalleria.
“Come sta?” chiese uno di loro.
“Starà bene, solo dovrà usare le stampelle per un po’”, gli rispose. Chevalier era diviso, era contento di vedere che le guardie avevano immediatamente fatto fuori l’assalitore, ma questo voleva dire che lui, personalmente, non avrebbe potuto torturarlo.
Due dei Cavalieri rimasero quando Chevalier portò Emily nella sua stanza e la fece sdraiare. Il Vicodin aveva fatto effetto ed era stordita. La guardò finché non si fu addormentata e poi tornò nell’aula del Consiglio.
Emily si svegliò, trovandosi da sola, con la gamba appoggiata a un cuscino. La testa era ancora un po’ confusa per il narcotico, ma cominciava a schiarirsi. Guardò l’orologio, erano le 7 del mattino. Lentamente si mise seduta e spostò la gamba ingessata fuori dal letto, alzandosi un po’ tremolante. Le stampelle erano proprio vicino al letto, le prese e andò in bagno.
Qualcuno aveva preparato dei vestiti per lei, una t-shirt e un paio di pantaloni, modificati con una cerniera lungo una gamba per far posto al gesso. Si vestì in fretta e saltellò indietro nella camera. Vide un vassoio sul tavolino e alzò la campana per prendere un pezzo di toast, prima di avviarsi fuori dalla camera. Era ora di andare a lavorare.
“Buongiorno, Emily”, le dissero le guardie.
“Buongiorno” zoppicò oltre. Ci sarebbe voluto un po’ di tempo ad abituarsi alle stampelle.
“Dove andiamo stamattina?” chiese una guardia.
“Addestramento, sono quasi le 8”, rispose lei, guardando le scale.
“Allora li farò chiamare. Non sapevano se ci sarebbe stato l’addestramento oggi”, e sparì velocemente giù per le scale.
Emily mise in posizione le stampelle su un gradino e scese goffamente. Mise per errore un po’ troppo peso sulla caviglia ferita e trasalì.
“Emily?” chiese la guardia che era restata con lei.
“Sì?” Sussurrò, cercando di riprendere fiato.
“Ho il permesso di aiutarti?” chiese, rabbrividendo internamente mentre la osservava cercare di scendere un altro gradino.
Emily ci pensò un attimo: “Chevalier si arrabbierà?”
“No, ha detto che possiamo aiutarti, se abbiamo il tuo permesso”.
“Allora sì, per favore”. Aveva appena finito di parlare che la guardia l’aveva sollevata tra le braccia. Si tenne alle stampelle e si sentì sfuocare giù per le scale. La adagiò delicatamente quando raggiunse il piano terra.
“Grazie, ci avrei messo tutto il giorno”, gli disse e zoppicò fuori dalla porta verso la scuderia.
Alla fine riuscì a raggiungere la scuderia e guardò le sei reclute rimaste che portavano fuori i cavalli imbrigliati per mettersi in fila con loro. Emily sorrise quando una delle guardie portò fuori Patra.
Si portò alla sinistra della giumenta e guardò la staffa. Ci pensò un attimo, cercando di capire come montare a cavallo, quando sentì le mani intorno alla vita che la sollevavano. Una volta in sella, si voltò a sorridere a Kyle.
“Grazie”.
Kyle le fece un cenno con la testa e poi si rivolse alle nuove guardie: “Ci sono alcune nuove regole. Nessuno di voi sei può restare, in nessun momento, da solo con Lady Emily”.
Emily si sentì stringere lo stomaco, ma le guardie annuirono.
“Ribadisco anche il ‘non toccare’. Le infrazioni saranno punite direttamente dal Giustiziere, Damon. Questa norma non si applica ai sette che sono già stati nominati Cavalieri. Hanno le proprie regole e possono aiutare Lady Emily, se lei da il suo permesso”:
Le guardie annuirono di nuovo e lei non poté impedirsi di arrossire.
“Vi osserverò molto attentamente”, ringhiò, fissandoli. “Ascoltatela, fate quello che vi dice e niente discussioni”.
Si girò e le fece l’occhiolino, poi si mise dietro di lei.
L’addestramento seguì le stesse linee del precedente, che sembrava essere riuscito bene. La sola differenza era che questa volta, Emily si ricordò di dirgli di non stare in piedi dietro a un cavallo e che lei era confinata in sella.
Dopo l’addestramento con le pistole a vernice, Emily tornò verso il castello. Ora era abituata alle stampelle e non aveva più bisogno di essere portata su e giù dalle scale. Mentre entrava nel palazzo, sentì la tensione nell’aria e un silenzio inquietante.
“Che cosa sta succedendo?” Chiese alla sua guardia.
“Ci sono gli Anziani dei Valle e degli Encala”, le disse, guardandosi intorno nell’entrata silenziosa.
“Perché?”
“Non lo so”.
Emily si diresse verso la sala del Consiglio invece che in camera.
“Non so se dovresti entrare”, le disse la guardia.
“Ci andrò comunque”, rispose Emily, decisa, e le sue guardie la seguirono nervosamente.
Quando si aprirono le porte della sala del Consiglio, tutti si girarono a guardarla. Gli Anziani Valle ed Encala e le loro scorte sibilarono e si allontanarono da lei per quanto potevano. Emily avanzò fino al palco del Consiglio degli Equites e si trascinò su per le scale.
L’heku seduto vicino a Chevalier si alzò e le offrì la sua sedia. Emily si sedette e arrossì quando notò che la stavano ancora fissando tutti.
“Che cosa ci fai qui?” Le sussurrò Chevalier.
“Mantengo la pace”, rispose sorridendogli.
“Questa è una minaccia?” chiese uno degli Anziani Valle.
Chevalier si limitò a sorridergli: “Non è qui per minacciare nessuno. È qui per assicurarsi che restiamo civili”.
“È inaccettabile, con lei nella stanza, voi avete un vantaggio”, scattò uno degli Encala.
“Allora andava tutto bene quando eravamo due a uno a vostro favore ma ora che abbiamo un lieve vantaggio, non è più accettabile?” sibilò Damon.
Gli Anziani Valle ed Encala si guardarono l’un l’altro nervosamente e poi si girarono verso gli Equites: “Procedete”.
“È un bene che Lady Emily si sia unita a noi, comunque, visto che è la parte interessata”, disse Maleth, sorridendole.
Emily fu sorpresa e guardò Chevalier, che non si girò verso di lei.
“La proposta rimane. O condividete il sangue Winchester oppure attaccheremo gli Equites e spazzeremo via la fazione dalla faccia di questo pianeta”, disse l’Anziano Equites, guardando Emily.
“Scusami? Che cosa intendi per condividere il sangue Winchester?” Chiese.
Chevalier si chinò verso di lei e sussurrò: “Vogliono un tuo bambino per ciascuno”.
Emily sgranò gli occhi: “No!”
Chevalier si girò verso gli Anziani Valle di fronte a lui e sorrise: “L’avete sentita”.
“Non vedo perché dovremmo lasciarle la scelta”, disse l’Anziano Valle.
Emily si alzò e mise i pugni sul tavolo: “Vi rendete conto che potrei incenerirvi tutti in un sol colpo, vero?”
Gli Anziani e i membri delle loro fazioni si tirarono indietro un po’. Normalmente, Chevalier avrebbe tentato di calmare Emily, ma si stava godendo l’espressione dei loro volti.
“Calmati, Bambina. Possiamo discuterne”, disse l’Anziano Encala più alto.
“Cominciate a discutere”, disse Emily secca.
“Possiamo pagarti, tutto quello che vuoi, per una femmina”, disse sorridendo.
Emily rise: “No”.
“Pensaci, Bambina, porterebbe la pace tra le fazioni”.
“Chiamami bambina un’altra volta e sarà il tuo ultimo respiro”.
L’heku fece un passo dietro alla sua guardia: “Non intendevo offenderti”.
“Se è la pace che volete, perché dovrei darvi un’arma”, gli chiese Emily.
“Per rimettere le cose in pari”.
“È fuori questione. Per come sono le cose adesso, sto gli Equites e ho il pieno controllo delle mie capacità, e questo mi permette di mantenere la pace.
“Non è giusto” disse l’Anziano Valle.
“Sono incinta in questo momento... chi di voi si prende il bebè? Chiese e si sedette comoda.
Chevalier la guardò sorpreso e la annusò di nascosto. Il suo profumo non era diverso, era normale. Si girò verso la sala e sogghignò.
“È vero?” Chiese l’Encala a Chevalier.
Lui annuì: “Sì”.
Emily guardò mentre gli Anziani Valle e Encala cominciavano a beccarsi. Le discussioni si trasformarono in fretta in spinte e poi esplose una lotta, mentre il Consiglio degli Equites osservava.
“Basta!” gridò Maleth, e gli heku che stavano combattendo lo guardarono: “Lady Emily non è incinta, ma ci ha provato che non avete la capacità di controllare una Winchester, visto che non siete nemmeno padroni di voi stessi”.
“È solo giusto che abbiamo gli stessi vostri poteri”, urlò il Valle.
“Otterremo una Winchester... anche se causerà un’altra guerra”, disse l’Encala, arcigno.
“Sul mio cadavere!”, gridò Emily, fissandoli.
“Questo è tutto quello che diremo. Non ci avete dimostrato di essere in grado di accogliere una Winchester nella vostra fazione”, disse Leonid. Poi si alzò e uscì dalla porta posteriore, seguito da Maleth e dalla maggior parte del Consiglio.
Chevalier ed Emily rimasero seduti mentre i membri delle fazioni opposte guardavano minacciosi e uscivano dalla sala, sbattendo furiosamente contro le spalle delle guardie di Emily.
“Cercheranno di catturarmi, vero?” Chiese Emily, guardando Chevalier.
“Sì”, rispose, corrucciato.
“Pronti ad affrontarlo?” Chiese guardando le sue guardie.
Uno di loro fece un largo sorriso: “Non riusciranno a passare da noi... caspita, stiamo veramente facendo la guardia a una Winchester!”
Chevalier si alzò: “Devo parlare da solo con il Consiglio”.
Emily annuì e si alzò, con il suo aiuto: “Bene, porterò Allen in cucina per la cena”.
Chevalier apparve nella sala riunioni del Consiglio e vide che erano tutti presenti, prima di chiudere la porta: “Interessante”.
“Sì, davvero. Se ognuna delle fazioni avesse una Winchester, ci sarebbe immediatamente una guerra. Ciascuno penserebbe di poter distruggere gli altri”, disse Maleth, unendo la punta delle dita.
“Emily aveva ragione, per noi è più che altro un mezzo per mantenere pace... la loro paura per lei li tiene a bada”, disse Leonid. “Se avessero le stesse capacità, ci sarebbe quasi sicuramente un conflitto”.
“Inoltre, Lady Emily ha detto chiaramente che non avrebbe dato un bambino a ciascuno di loro”, gli ricordò Damon.
“È diverso con i mortali. Sono molto attaccati alla loro prole. Non c’è modo che dia via volontariamente un bambino”, spiegò loro il Capo delle Finanze.
Chevalier annuì: “Ora, però dobbiamo prepararci a un attacco. Se i Valle e gli Encala si alleano e attaccano ci sarà una bella lotta”.
“Quanti può farne fuori Emily in una volta?” Chiese Damon.
“Io non c’ero, ma Kyle ha detto che ne ha fatti fuori tredici in rapida successione e, nel giro di due ore, ne ha incenerito ottantatré”.
“Non basta a proteggerci contro un attacco congiunto”, disse Leonid, guardando il Consiglio.
“Oltre a tutto, si stanca. All’inizio, come avete visto, può incenerirli in meno di un secondo. Più ne fa fuori, più tempo ci vuole”, disse Chevalier, appoggiandosi al tavolo.
“Non possiamo permettere che abbiano una Winchester”, disse Damon, gelido.
“Allora cosa facciamo? La togliamo dal palazzo e la portiamo in un posto segreto?” chiese Maleth.
“È rischioso”, disse Damon. Qui è ben protetta. Se la mandiamo via, avremo cosa... l’Anziano e magari altre trenta guardie? Se scoprissero la sua destinazione, sarebbe facile per loro catturarla”.
“Potrei riportarla sull’isola. Il molo è la sola via di entrata e ci sono un migliaio di heku che vivono lì”, disse Chevalier, riflettendo.
“È il primo posto dove la cercherebbero”, disse Damon.
“Si è addestrata a farlo?” chiese Leonid: “Voglio dire, se si allenasse, migliorerebbe? Magari tanto da farne fuori un centinaio per volta?”
Chevalier scrollò le spalle: “Non ne sono sicuro. Non lo farà, però. L’unico modo di allenarsi sarebbe di incenerire un heku”.
“Allora siamo d’accordo che è più al sicuro qui?” chiese Maleth a tutti gli altri.
Quando nessuno si oppose, si rivolse a Chevalier: “Si atterrà a regole severe?”
“Dipende da quali. Non è irragionevole ma, qualche volta, non capisce la serietà del pericolo”, spiegò Chevalier.
“Dobbiamo prendere in considerazione il fatto che potrebbero cercare di catturare Allen come mezzo per farla andare da loro”, disse Damon.
Chevalier fu sorpreso di non averci pensato e fu contento della nomina di Damon a giustiziere. Era acuto e non gli sfuggiva niente.
“Quali regole imporremo, allora? Ha due guardie con lei tutto il tempo e finora non gli è mai sfuggita”, disse Maleth.
“Ha promesso di non farlo, capisce anche lei che sono necessarie”, disse Chevalier.
“Dico che alziamo il numero a quattro per lei e due per Allen”, suggerì Damon e il resto del Consiglio fu d’accordo.
“Niente più corse a cavallo per la città”, suggerì Maleth.
“Possiamo tenerla confinata nella sua stanza, allora?” chiese Leonid.
Chevalier sogghignò: “No... non possiamo. È una mortale, e i mortali non sono conosciuti per la loro pazienza e quando Emily si annoia, si mette nei guai”.
“Possiamo confinarla nel palazzo?”
Chevalier scosse la testa: “Si ribellerà a questa richiesta”.
“Quindi non riesce a stare seduta a lungo in un posto?” chiese uno dei membri del Consiglio.
“È comune per la maggior parte dei mortali”, disse Chevalier sorridendo. Sapeva che Emily, in effetti, era un po’ peggio della maggioranza.
“Quindi non c’è niente altro che possiamo fare, oltre alle quattro guardie per lei e due per Allen?” Maleth con un’espressione dubbiosa.
“E per l’addestramento della cavalleria? Sono sicuro che non vorrà rinunciare”, disse Chevalier.
“Io dico di continuare con l’addestramento. In quel momento ha intorno almeno tredici guardie”, disse Leonid, sorridendo.
“Allertate le guardie, non mi importa cosa sia, qualunque cosa sospetta accada intorno a Emily, devono far fuori il colpevole”, disse Damon, deciso.
“Solo, per favore, non fatelo sapere a Emily”, gli disse Chevalier.
“Per favore, puoi dirle di fare più attenzione a dove va? Magari sottolineando l’importanza di non seminare le sue guardie, anche se mi sbalordisce che una mortale riesca a eludere due heku”, disse Damon perplesso.
“Semplicemente, non conosci Emily”.
“C’è un’altra cosa... ” sembrava che Maleth esitasse.
“Sì?” chiese Chevalier, facendosi sospettoso.
“Allen ha quasi tre anni, vero?”
“Sì”
“Avete fatto programmi per altri bambini?”
“No, Emily non ne vuole altri”, disse Chevalier.
Maleth rimase senza fiato: “Allora la linea Winchester morirà con lei?”
Chevalier annuì: “Non spetta a me insistere per avere un altro bambino. È lei che deve portarlo e sopportare il travaglio, e non lo vuole”.
“Quei poteri, però, non possiamo lasciarli scomparire”, aggiunse Leonid.
“Non credo che le importi dei poteri. Ha subito aggressioni per tutta la vita, anche quando era sotto protezione e potrebbe non volerli trasmettere”.
“Chiediglielo, per favore. Vedi se prenderebbe in considerazione di avere una bambina”, chiese Maleth.
“Glielo chiederò, ma so già quale sarà la risposta”.
“Come fate a evitarlo?” chiese Leonid.
“Pillole... i mortali hanno creato una pillola per evitare le gravidanze”, disse Chevalier, sogghignando. Pensava sempre che fosse divertente.
“Sostituiscile con qualcos’altro... qualcosa che abbia lo stesso aspetto”, Maleth stava pensando a voce alta.
Chevalier ci accigliò: “No, non lo farò. Non la imbroglierò per farle avere un bambino”.
“No, no, non intendevo veramente dirlo. Tutto quello che possiamo chiederti, è di tentare”.
Una volta fatti i preparativi, il Consiglio si aggiornò per la notte. Chevalier ritornò da Emily e Allen nella loro stanza. C’erano già quattro guardie in posizione vicino alla porta.