Il pittore del cielo
di
Gabriele Toninelli
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SMASHWORDS EDITION
Copyright © 2009 Gabriele Toninelli
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Il pittore del cielo
Mi basta una finestra aperta sul cielo per dar vita a grandi composizioni. Orione, Cassiopea, la Galassia di Andromeda, qualsiasi spettacolo naturale presente nell'universo, io lo posso ricreare. Non solo le luci notturne, ma anche quelle del giorno per me non hanno segreti: un romantico tramonto, un alba chiara e frizzantina o una mesta foschia di novembre. Posso raffigurare alla perfezione persino un'aurora boreale, quando sono particolarmente ispirato.
Stelle e pianeti, soli e lune, lampi e nuvole. Soprattutto nuvole, ne faccio di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutte le forme. Cirri guizzanti, pesanti cumuli o nembi vaporosi, tutto quello che mi passa per la testa finisce sulla mia personalissima tela.
La gente osserva le mie opere giorno dopo giorno e ne apprezza la fattura, ma ignora chi sia il compositore di quei cieli così belli. Non posso rivelare al mondo la mia identità, perché per il bene di tutti è giusto che resti nell'ombra. Così come deve restare oscura la natura del mio lavoro, quella di unico, vero e ineguagliabile pittore del cielo.
Io non sono un pittore qualunque. Per la verità non sono neppure un pittore. Fino a sette anni fa sono stato un semplice studioso di astronomia e scienze dell'atmosfera, impegnato quotidianamente nella raccolta dei dati per una immensa stazione meteorologica. L'uomo delle previsioni del tempo, insomma. Un impiego comodo e ben pagato, una vita onesta e priva di complicazioni. Poi si è presentata l'occasione.
L'inquinamento del pianeta aveva ormai raggiunto livelli insostenibili e l'aria si faceva sempre più sporca e opprimente. Gas serra e anidride carbonica avevano contaminato a tal punto i nostri cieli che si era reso necessario installare, nelle città più avvelenate, dei depuratori che rendessero l'aria respirabile almeno al livello del suolo. Il problema però non toccava solo i nostri polmoni, ma anche i nostri occhi. Guardando verso l'alto era sempre più difficile scorgere uno spiraglio tra le nubi grigie e malate e il sole e le altre stelle parevano nascondersi dietro una coltre di fumo impenetrabile.
Bisognava fare qualcosa. Bisognava ridare alla gente il proprio cielo.
Fu allora che giunse la chiamata. Un esperto di astronomia e scienze dell'atmosfera era quello che serviva, uno che non fosse al centro dell'attenzione pubblica, per non destare sospetti. Uno come me. Venni prelevato senza possibilità di rifiuto e istruito ad un compito in parte bellissimo e in parte ingrato. Obiettai che non possedevo alcuna abilità artistica, ma non volevano sentire ragioni: "Sei un esperto del cielo, ciò è sufficiente", dicevano.
E avevano ragione. Trovai tutto pronto e mi misi al lavoro su tecnologie prodigiose dal funzionamento elementare ma dall'effetto strabiliante. Volevano ricreare un cielo artificiale.
Poiché non era possibile curarlo, avevano pensato di plasmarlo da zero. Ma era solo un'illusione. Una rete di proiettori collocati in gran segreto nelle zone più impervie del pianeta avrebbe lanciato nell'atmosfera un'immagine ad altissima risoluzione della volta celeste, giorno e notte ininterrottamente. Il nuovo cielo avrebbe coperto l'inquinamento perenne, simulando la rotazione della Terra e lo scorrere delle ore. E al centro del meccanismo, a governare il tutto, ci sarei stato io.
La gente non doveva sapere. Si sarebbe detto che i gas opachi e velenosi sparsi nell'atmosfera si erano velocemente diradati in seguito ad un intervento aereo di purificazione. E pur di riavere il proprio cielo, tutti ci avrebbero creduto.
La stazione meteorologica per cui lavoravo mi forniva previsioni accurate e in base ad esse calcolavo l'immagine più appropriata. Ad una pioggia intensa dovevano corrispondere nuvole plumbee e minacciose, ad un'afa asfissiante un sole caldo e luminoso. A parte queste ovvie restrizioni, avevo carta bianca. Potevo dipingere su dei potentissimi computer le costellazioni più stupefacenti e le albe più commoventi che occhio umano avesse mai visto e in tempo reale esse si stagliavano sul loro palcoscenico simulato.
Nessuno avrebbe mai scoperto l'inganno. Sarebbero stati tutti così soddisfatti di aver riconquistato il cielo, che non avrebbero fatto domande e si sarebbero accontentati di guardare verso l'alto e rivedere l'antico spettacolo.
Tonalità sgargianti o malinconiche, orizzonti carichi di luce, astri di ogni intensità. Ho un debole per le sfumature mattutine e serali, ma mi piacciono soprattutto le nuvole. Ne esalto i contorni con il bagliore del sole e le staglio contro un soffitto azzurro, blu, a volte rosato. Ne faccio di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutte le forme e non mi stanco mai di ritrarle sulla mia personalissima tela.
Questo è il mio lavoro. Dono alla gente un'illusione, perché certi errori sono troppo grandi per essere corretti e si può solo tentare di nasconderli. La mia identità deve restare ignota e la mia occupazione non deve essere svelata. Io sono l'unico, vero e ineguagliabile pittore del cielo.
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