Excerpt for Alcune memorie storico-araldico-genealogiche di un cognome: Peirce. by Guglielmo Peirce, available in its entirety at Smashwords

Guglielmo Peirce


ALCUNE MEMORIE STORICO-ARALDICO-GENEALOGICHE D’UN COGNOME: PEIRCE.

Le famiglie inglesi Peirce Bridgwater-Cork, Peirce Dover-Canterbury e Peirse di Bedale.

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Napoli, 2008.













































Alcune memorie storico-araldico-genealogiche d’un cognome: Peirce.

by Guglielmo Peirce.

Published by Guglielmo Peirce at Smashwords.

A Guido e Gaia, amatissimi figli, perché

sempre menino vanto dei loro maggiori.












































PREMESSA FILOLOGICA.


Accennando, come premessa, alla genesi e alla grafia del cognome Peirce, osserveremo innanzitutto che il nome proprio maschile scandinavo Per, molto comune soprattutto in Norvegia, si scriveva Peer prima delle varie riforme linguistiche avvenute in quel paese nel corso del Novecento e si veda infatti il famoso Peer Gynt musicato dal Grieg; la seconda sillaba -er si pronunciava con un suono fonetico distinto e separato da quello della prima, un suono presumibilmente vicino a quello indistinto tanto comune nella fonetica inglese. Quando, a cominciare dal nono secolo d.C., i dano-norvegesi conosciuti come 'vichinghi' invasero le isole britanniche e vi si stanziarono, il loro diffuso patronimico Peersson ('figlio di Peer'), a causa della presenza di quel suono indistinto, fu via via espresso graficamente in varie maniere (Peersson, Peirsson, Pearsson, Piersson). In seguito, per le forme grafiche abbreviate che tanto si usavano in tutta Europa soprattutto nelle registrazioni contabili e che avevano il potere d'influenzare e modificare anche la lingua parlata, il suffisso -son venne appunto graficamente omesso e sostituito da un semplice punto abbreviativo, da cui la nascita di tanti patronimici come Peers, Peirs, Pears, Peeres, Peires, Peares, e persino Peerers. Nell'undicesimo secolo i normanni, genti che documentatamente erano di pura lingua, nomi e cultura francese e ciò a dispetto di quanto ne abbia sempre detto la nazionalistica storiografia britannica, la quale non può ammettere che la Gran Bretagna sia stata una volta invasa da francesi, i normanni dunque conquistarono Inghilterra e Irlanda e francesizzarono spesso il predetto patronimico in vari modi, cioè aggiungendovi una -e (Peerse, Peirse, Pearse), contaminandolo con il loro nome comune Pierre (Pierson, Pierse, Piers, Pieres) e infine cambiando in -ce la grafia del suffisso -se (Peerce, Peirce), come abbiamo più sopra già accennato. Di tutte queste forme solo parte sopravvive nei cognomi moderni, ma quelle perdute si rintracciano nella storia e nell'araldica britannica.

I predetti patronimici nati dall'originario Peersson divennero però spesso anche dei nomi propri; Piers Gavaston si chiamava il famoso ganimede di Eduardo II (1284-1327); Peirs Capiton de la Bouch fu il quarto dei primi 25 cavalieri ammessi da Eduardo III (1312-1377) nel suo nuovo ordine della Giarrettiera; Piers Exton era infine il barone che, in congiura con altri, uccise il re Riccardo II (1367-1400). C'è poi da ricordare il poema trecentesco d'anonimo The vision of William concerning Piers the Plowman. Anche se oggi si può trovare rarissimamente ‘Pierce’ usato come nome proprio e nei secoli passati talvolta ‘Peirce’, ciò si deve ai motivi che meglio spiegheremo più avanti a proposito del baronetto William Peirce Ashe à Court; in sostanza non si tratta di nomi propri che hanno dato origine a cognomi patronimici, ma viceversa si tratta di nomi propri derivati dai cognomi materni.














I PEIRCE BRIDGWATER-CORK.


Nel giugno del 1631 due vascelli corsari algerini imperversavano nel Canale della Manica sotto il comando di Murad (o Morat) Rais, al secolo il famoso rinnegato olandese Jan Jansson, il quale aveva come sue principali basi Salè e Algeri; anzi della cosiddetta repubblica corsara di Salè in Marocco era stato uno dei fondatori. Raggiunta la costa meridionale dell'Irlanda, catturarono due pescherecci di Dungarvan e uno dei due comandanti di questi, il cattolico John Hackett, distolse Murad Rais dall’assalire sia la sua città natale Dungarvan sia Kinsale, questa perché guardata da una nave da guerra inglese, e lo convinse ad aggredire invece Baltimore, cittadina più a occidente di Cork e abitata da inglesi protestanti; il 20 giugno quindi gli algerini, guidati da Hackett, sbarcarono, incendiarono molte case di Baltimore e catturarono 89 tra donne e bambini e 20 uomini; tutti costoro furono portati schiavi ad Algeri ai primi di agosto unitamente ad altri irlandesi, inglesi, francesi e portoghesi catturati in altre azioni per un totale di 154. John Hackett, lasciato libero sulla costa irlandese in compenso dei suoi servigi, sarà poi giudicato e giustiziato dagli inglesi per il suo tradimento.

Ma come mai tanti inglesi protestanti vivevano a Baltimore e in generale nella grande contea di Cork? Gli insediamenti britannici nell'Irlanda del sedicesimo e del diciassettesimo secolo nacquero dalla confisca di terre di proprietà dei nativi irlandesi e la loro concessione a feudatari e coloni provenienti dalla Gran Bretagna. Questo processo ebbe un inizio sistematico sotto il regno di Enrico VIII (1491-1497) e continuò sotto Elisabetta I, Giacomo I e Carlo I, ma, come vedremo, già qualche tempo prima di re Enrico diversi inglesi erano emigrati in Irlanda. Laddove i primi insediamenti tendevano a essere piccole colonie ‘esemplari’, i più tardi, quali quelli del Munster e dell'Ulster, significarono invece la confisca punitiva delle terre dei possidenti irlandesi ribelli e l'importazione di folle di coloni dall'Inghilterra, Scozia e Galles. Gli ultimi insediamenti ufficiali furono poi di carattere remunerativo ed ebbero luogo durante la repubblica di Oliver Cromwell (1649-1660), il quale sistemò così più di dodicimila ufficiali e soldati parlamentari in Irlanda, assegnando loro terre irlandesi confiscate poiché la repubblica non disponeva del danaro per pagarli. Comunque, aldilà degli insediamenti incentivati dallo stato, una significativa migrazione verso l'Irlanda continuò sino a diciottesimo secolo inoltrato sia dalla Gran Bretagna sia dall'Europa continentale, specie dall'Olanda e dalla Francia, dalla quale vennero molti ugonotti espulsi dopo la revoca dell'editto di Nantes del 1685, e si calcola che, alla famosa ribellione irlandese del 1641, circa 125.000 protestanti si erano già trasferiti nell'isola contro un numero di soli 1.900.000 cattolici nativi che l'abitavano; dunque gli insediamenti alterarono sostanzialmente la demografia dell'Irlanda, creando vaste comunità d'individui che avevano un'identità britannica e protestante in contrapposizione ai nativi irlandesi di religione cattolico-romana, e inoltre influenzarono molto anche la vita politica del paese, creandovi una classe dirigente protestante britannica ('Protestant Ascendancy') che si sostituì a quella nativa cattolica e che le tolse sia i diritti politici sia quelli della proprietà terriera, rinforzando così il controllo del governo di Londra sull'Irlanda; questa classe dominante protestante manterrà il suo potere sino al tardo diciannovesimo secolo, mentre un altro risultato di ciò fu la progressiva sostituzione della lingua gaelica irlandese con quella inglese, sino alla grande carestia degli anni Quaranta dell'Ottocento che la fece quasi completamente scomparire.

Gli insediamenti cambiarono sostanzialmente anche la natura fisica ed economica della società irlandese, aprendo quella che era stata l'economia di semplice sussistenza di un paese soprattutto boschivo all'agricoltura intensiva commerciale, al commercio in senso lato, ai cantieri navali, alla vita cittadina. I primi insediamenti avvennero nel contesto della riconquista tudoriana dell'Irlanda con il fine di pacificare e anglicizzare l'isola sotto un dominio inglese, incorporando le classi dirigenti native irlandesi nell'aristocrazia inglese. In tal modo si sperava che l'Irlanda sarebbe divenuta un possedimento pacifico e affidabile e non sarebbe più stata una fonte di ribellioni e una comoda base per le invasioni straniere. Gli insediamenti o colonizzazioni ebbero il ruolo più importante in questa politica; essi nella prima metà del sedicesimo secolo furono, come abbiamo detto, di due specie e la prima fu appunto quella degli insediamenti ‘esemplari’, laddove piccole colonie di inglesi furono istallate per fornire comunità agricole modello agli irlandesi perché l'emulassero; una di tali prime colonie fu impiantata a Kerrycurihy presso la città di Cork. Del secondo tipo, cioè di quello delle confische e delle conseguenti colonizzazioni britanniche, di quello cioè ‘punitivo’, fecero parte gli insediamenti di Leix (oggi Laois) e di Offally (oggi Offaly) nel 1556, e poi quello di massa della regione del Munster avvenuto nel 1580, soprattutto nei territori corrispondenti alle attuali contee di Limerick, Cork e Kerry, e altri ancora nella stessa regione, nella prima metà del secolo successivo, in cui si videro altre migliaia di inglesi e di gallesi arrivarvi e poi concentrarsi in città della costa meridionale, specialmente Youghal Bandon, Kinsale e Cork; quest'ultima città nel 1649, abitata ormai da una maggioranza protestante, essendo Cromwell sbarcato in Irlanda con il suo esercito per sottometterla alla repubblica parlamentare, si ribellò agli ordini di James Butler duca di Ormond, il quale comandava l'esercito cattolico-realista , e passò dalla parte di Cromwell. Un importante insediamento del Munster più settentrionale fu poi quello del 1610 nella contea di Wexford; un altro anche molto importante sarà, più tardi e più a settentrione del Munster, quello cromwelliano della contea di Kilkenny, ma ovviamente gli insediamenti protestanti più significativi furono quelli di scozzesi presbiteriani nell'Ulster, i quali, come si sa, daranno poi origine allo stato filo-britannico dell'Irlanda del Nord.

Abbiamo voluto ricordare i predetti avvenimenti storici per spiegare come mai il nostro quadrisavolo William Henry Peirce, che chiameremo I per distinguerlo dal suo omonimo e più famoso nipote, nacque a Cork da famiglia inglese protestante nel 1797, come si evince chiaramente da un documento giudiziario messinese di cui tra poco diremo e da un certificato di cittadinanza britannica del trisnipote Henry, il quale era un medico nato a Palermo il 2.1.1924 e morto a uscio, Genova, non tanti anni fa. William Henry I si stabilì a Messina qualche anno dopo il decennio d'occupazione militare britannica dell'isola (1806-1815), come del resto in quel periodo fecero parecchi altri giovani inglesi; egli era un mercante marittimo (oggi diremmo operatore d'import-export) e sposò in Sicilia Maria Celesti, nata costei nel biennio 1799/1800, dalla quale ebbe i seguenti figli:


John (1820/1825-1890), impiegato alla banca G. Walser & C., Sede di Messina, sposò Maria

Sollima

Eugenia (1823-1827), morta all'età di 4 anni.

Matilda (1824-1825), morta a soli 10 mesi.

George (1826-14.8.1897), impiegato e poi mercante e agente marittimo; sposò Virginia Fileti, la

quale morì nel 1902, e ebbe 4 figli; a lui si deve l'edificazione della tomba monumentale dei Peirce nel cimitero di Messina.

William (1827-?), viveva a Girgenti nel 1909 e in quell'anno, alla sua bella età di 82 anni, ereditava

da sua nipote Mary Josephine, la quale l'anno precedente era morta con tutta la sua famiglia nel famoso catastrofico terremoto.

Charles (1828-1888), impiegato e poi mercante; sposò Erminia Elisabetta Gellert, la quale

morì anch'essa nel predetto terremoto del 1908, e non ebbe figli.

Sophie (1829-?).

Henry (1831-1907); sposò Maria Valeria Polimeni e poi, in seconde nozze, Elisabetta

Ottaviani; era il padre della suddetta Mary Josephine.

Joseph (1834-1916), impiegato e poi mercante; sposò Antonina Pino Scalia; ebbe 13 figli e

morì a Napoli, dove parte dei Peirce si erano trasferiti dopo il terremoto, investito da un tram a via Riviera di Chiaia, strada in cui anche abitava.

Emily (1835-1907); sposò Giuseppe Fileti, fratello della suddetta Virginia.

Matilda (5.1.1839-?), battezzata nella parrocchia di S. Giuliano in Messina, sposò un Cav.

d'Andrea, da cui nacquero Amalia, andata sposa a Carlo Alì, agente marittimo e dal 1840 consolo onorario del Venezuela a Messina.


William Henry I è nominato in un documento del maggio 1827 (Arch. Di Stato di Messina, Tribunale di Commercio) riguardante una causa intentata da certo Giovanni Siffredi a Jack Leigh, comandante della nave Preceptor, e ai ricevitori delle merci che questa portava a Messina, tra i quali appunto il nostro Peirce; il documento ci dice che egli aveva allora trent’anni e che sua moglie Maria celesti ne aveva 27.

Chi sono i parenti paterni che William Henry I lasciò a Cork? Sappiamo purtroppo solo di una Georgina Margaret Peirce, nata a Cork nel 1829, evidentemente nipote di Henry William, la quale sposò Robert Vosper, nato nel 1816 a Midburst, Sussex, Inghilterra, e dal 1849 al 1863 questa coppia ebbe ben 10 figli, nati per la maggior parte a Tranmere, Cheshire, Inghilterra. I Peirce di Sicilia, come in genere tutti gli inglesi allora residenti in quell’isola, appoggiarono i moti anti-borbonici del 1847-1848, certamente a ciò indirizzati dall’allora antiborbonico governo britannico, e di questa loro attività politica, anche combattente, si legge in quanto scritto dal Caglià-Ferro in memoria di Carlo Peirce. Dei 13 figli del summenzionato Joseph si ricordano:


John (1869-?), il quale sopravvisse al terremoto insieme a sua moglie Rosa Romeo e a un

figlio.

Joseph (1870-?)

Henry Piercy (1872-1962).

Charles (1879-1929), mercante marittimo e poi imprenditore di lavori di manutenzione navale

nel porto di Napoli; ebbe 9 figli e cioè Maria, Sofia, Guido, Enrico, Pia, Gualtiero, Renato, Giuseppe, Guglielmo.

William George Guy (1881-?)

George (1883-?); sposò Emma Seglia e nel 1924 ebbe un figlio, Enrico, cioè il medico che

abbiamo già più sopra ricordato.

Gualtiero (1885-?)

Erminia (?-1957); sposò il duca siciliano Vianisi.

Bice (?-1925).

Elena (?-?)


Un fratello del suddetto Joseph, George (1826-1897), agente marittimo, ebbe, tra gli altri, i seguenti figli:


William Henry II (1857-3.3.1918), dapprima agente marittimo come il padre e poi uno dei maggiori

armatori privati italiani; sposò in prime nozze elena Scaglia e ebbe due figli, Virginia, morta madre di due bambini, e George William (1885-?), il quale continuò la sua attività d’armatore fino agli anni Trenta del Novecento; sposò poi in seconde e in terze nozze due berlinesi e cioè dapprima Marta Wilmsen, matrimonio di cui otterrà più tardi l’annullamento, e poi, il 26 luglio 1914, Clara Beherend, questa di 10 anni più giovane della precedente e della quale già si era invaghito quando era ancora marito di Marta.

Mary Argelia (1859-1908); sposò Natale Crisafulli e morì anch'essa nel terremoto.

George Henry (1862-1908), socio del predetto fratello William Henry, fu vice-console

d'Inghilterra a Messina; morì nel terremoto insieme a sua moglie Berta Ainis e a 3 figli: George Joseph (1891-1908), Nicholas (1893-1908) e Charles Albert (1895-1908). In realtà una fotografia della famiglia lo ritrae insieme alla moglie, a due figli maschi e a una femmina.

Matilda (1864-1908); sposò Lorenzo Marangolo e morì anch'essa nel terremoto.

Al suddetto George Henry il padre aveva ceduto nel 1890 la sua quota di partecipazione alla società Peirce, Becker & Ilardi

La sunnominata famiglia Ainis - come del resto anche la Pino Scalia ricordata più sopra - era tra le più importanti di Messina; il palazzo Ainis, sito all'angolo di via Garibaldi, sebbene grosso e massiccio, fu uno dei primi a crollare nel terremoto, catastrofe che dunque falcidiò, come tante altre di Messina, anche la famiglia Peirce, dei quali molti, essendo quella città ormai distrutta, trasferirono a Napoli le loro attività e vi comprarono importanti proprietà sia sulla costa di Posillipo sia nei pressi del Maschio Angioino; ma per le fortune marittime sia di William che di George, per le loro compagnie marittime, le loro navi, tra le quali eleganti transatlantici, e i loro traffici si leggano il Radogna, il Gropallo, il Battaglia e la D'Angelo ecc., autori certamente molto più qualificati e documentati in materia di quanto possiamo esserlo noi. Qui ci limiteremo solo a dire che William Henry II a Messina fu prima agente marittimo, essendo anch’egli partecipe della predetta società Peirce, Becker & Ilardi, poi fu dinamico armatore nella seguente successione di società di navigazione da lui fondate:


Peirce & Becker.

Peirce Brothers.

Sicula-Americana.

Transoceanica.


A questo punto dobbiamo aprire una parentesi e dire che nulla a che fare con la predetta nostra famiglia inglese aveva l’irlandese George Peirce, nato nel 1777 a Tuam, Irlanda settentrionale, da Elia e da Eugenia Queen, come sappiamo sia dalla registrazione del suo secondo matrimonio (fascio 143, 1817, Stato Civile di Napoli, Atti Diversi) sia dalla lapide apposta al suo sepolcro, avendo infatti, egli quarantenne, sposato in seconde nozze a Napoli la sedicenne Maria Raffaela Strolen, con la quale andò ad abitare a largo S. Ferdinando 51, indirizzo di gran prestigio. Morì questo George a 72 anni il 1° agosto 1849 a Portici, sobborgo di Napoli, dove poi, a causa dei suoi magri affari, aveva dovuto trasferire la sua residenza, e la modesta cappellina della sua sepoltura è in quel piccolo cimitero tuttora visibile:

In loving memory of George Peirce of Tuam, Ireland,

who entered into rest August Ist 1849 in his 72nd year.

Egli era un bottegaio e aprì dapprima una bottega a La Valletta, Malta, isola dalla quale però, a seguito di alcuni problemi colà avuti con la legge, sarà dopo qualche tempo bandito e si legga a tal proposito Guglielmo Peirce da negoziante ad armatore di Rosario Battaglia; si trasferì quindi a Messina, ma anche qui fu considerato indesiderabile, come si legge in un documento del Ripartimento Polizia di Palermo del 28 dicembre 1838 intitolato Sul conto di Giorgio Peirce di nazione inglese, allontanato da Messina per ordine della Polizia e mandato a Napoli (A.S.P. Ministero e Real segreteria di Stato presso il Luogotenente Generale in Sicilia – Ripartimento Polizia, Repertorio Anno 1838, 241.2.394). Il perché fu confinato a Napoli sarà probabilmente spiegato nel detto documento, ma noi non abbiamo mai avuto sino ad oggi l’interesse di andarlo a leggere in quanto, ripetiamo, trattavasi di persona non parente della nostra famiglia nemmeno alla lontana. A Napoli aprì una bottega nella centralissima via Toledo, dove vendeva generi inglesi d’importazione. Questa famiglia, alla quale poi verranno l’onore e il gran merito d’aver dato i natali al noto e ottimo pittore e scrittore Guglielmo Peirce, morto a Roma nel 1958, sin dall’inizio tentò di farsi passare per nostra parente e iniziò quest’opera proprio il predetto George, addirittura alterando il suo vero cognome, come si costata chiaramente dal seguente atto di battesimo di suo figlio Elia, incluso nel registro dei battesimi della chiesa parrocchiale di S. Luca a Messina e ritrovato dal suddetto prof. Battaglia:


16 aprile 1809.

Battesimo di Elia Giorgio Joannis

filius Georgii Pearce et Elizabeth Coelis.


Dunque si trattava di un Pearce, cognome irlandese, e non di un Peirce, cognome inglese! Né è pensabile che il parroco, certamente ignorante dei cognomi inglesi e soprattutto di quelli irlandesi, abbia potuto, sbagliando, formularne casualmente e correttamente uno! Evidentemente questo George Pearce voleva tentare di procurarsi dei vantaggi allegando una parentela con la certo molto più accreditata famiglia inglese di Messina e dopo di lui i suoi discendenti continuarono, ora certo inconsapevolmente, in tale linea di condotta, battezzando talvolta i loro nati con gli stessi nomi propri da noi usati – si legga a tal proposito Nostalgia di Napoli del suddetto Guglielmo ‘Peirce’ - e procurando a volte ai veri Peirce notevoli e seri fastidi, come quando mio nonno Carlo Peirce, come mi raccontarono mio padre Guido e mio zio Gualtiero, dovette far pubblicare una sua diffida ne Il Mattino, principale quotidiano di Napoli, contro uno dei suoi operai carenatori saltuari, il quale un giorno ai bacini napoletani, mentre si lavorava alla carena d’una nave, gli si era presentato come suo omonimo e in seguito, approfittando di tale anagrafica omonimia, aveva preso l’abitudine di spacciarsi per lui per ottenerne credito. Vedremo però più avanti che queste indebite intrusioni di famiglie ‘Pearce’ nella nostra famiglia Peirce si erano già più volte verificate nei secoli precedenti.

Dopo la morte di William Henry II, conosciuto a Napoli come ‘il commendator Guglielmo’, decesso avvenuto domenica 3 marzo 1918, evento che riempì di articoli, tra cui uno della famosa scrittrice Matilde Serao, e necrologie le pagine dei quotidiani napoletani dell’epoca, il figlio Giorgio costituì nel 1920 una quinta compagnia marittima, la quale si chiamò anch’essa Sicula-Americana e fu attiva fino al 1926, anno in cui, per varie difficoltà nel frattempo intervenute, Giorgio Peirce fu costretto a metterla in liquidazione.

Le ben semimillenarie attività marittime della famiglia, le quali si protrassero infatti, come vedremo, dall’inizio del Cinquecento -se non anche da prima - alla fine del Novecento, si concluderanno appunto definitivamente tra gli anni Settanta e Ottanta dello scorso secolo, prima con la liquidazione della Guido Peirce & F.llo, società napoletana di lavori di manutenzione navale, il cui ultimo titolare fu lo scrivente Guglielmo Peirce (Napoli 1943), figlio del detto Guido (Messina 1908-Napoli 1968), ma poi e soprattutto con quella della Navigazione Mediterranea, compagnia d’armamento di Roma di cui era titolare Giovanni (‘Nanni’) Peirce, coadiuvato dai figli Giuseppe (’Pippo’) e Fabrizio. Queste cessazioni daranno ultima fine a quell’epoca dell’intraprendenza imprenditoriale inglese nell’Italia meridionale che fu uno dei tanti e più immediati prodotti storici dell’epopea napoleonica.

Premettiamo che le senza dubbio concordanti conclusioni araldico-genealogiche a cui siamo giunti e che da questo momento illustreremo, pur essendo molto indiziarie, non si possono certo considerare probatorie, in quanto frutto d’informazioni tratte prevalentemente non da fonti documentarie da noi consultate direttamente, bensì da siti genealogici Internet anglo-americani, siti perlopiù arricchiti da ricerche di privati a caccia di buone origini per le loro famiglie e quindi da persone interessate soprattutto a tirar l’acqua al proprio mulino; di questa debolezza di base della nostra ricerca noi dobbiamo quindi doverosamente avvertire il nostro lettore, al quale sia però di conforto la considerazione che parliamo di secoli in cui le popolazioni erano molto più rade di quelle attuali – a esempio nel Seicento quella di tutta l’Irlanda, come abbiamo già detto, non superava i due milioni - e quindi il rischio d’equivocare sulle famiglie d’allora è molto minore di quanto la nostra abitudine alla sterminata popolazione umana di oggi ci può indurre a temere.

Tornando dunque ora a William Henry I (c. 1795-?), capostipite del suddetto ramo siculo-napoletano, di suo padre John King II non conosciamo le date vitali, ma sappiamo che aveva sposato in prime nozze Grace Farmer a Cork il 30 maggio 1763 (quindi sarà presumibilmente nato verso il 1740) e poi nel 1779, in seconde nozze e sempre a Cork, la sua concittadina Hellen Sampson, dalla quale ebbe i seguenti figli, tutti nati a Cork:


John, nato tra il 1780 e il 1786.

Henry, nato anch’egli tra il 1780 e il 1786 e morto scapolo a Cork prima del 1825.

Robert William, nato il 4 marzo 1787.

John King III, nato, come abbiamo già visto, il 24 gennaio 1789 e morto in America nel marzo 1855 a

Columbus, Mass.

Catherine Peirce, nata tra il 1790 e il 1793.

Helen Peirce, nata tra il 1791 e il 1794.

William Henry, nato tra il 1792 ed 1795.

Evidentemente, in tempi in cui la percentuale di mortalità infantile era altissima, il primo dei fratelli John King morì appunto infante e quindi i genitori dettero il suo nome a un altro nato, com'era prassi comunissima nelle famiglie ancora nella prima metà del secolo scorso.

Il 30 dicembre 1796 Hellen Sampson sposerà poi a Cork, a sua volta in seconde nozze, Francis Hore.

Suo nonno, anch’egli di nome John King e che per comodità diremo John King I, il quale era nato a Cork nel 1719 e morto anche a Cork il 15 agosto 1793, era stato un luogotenente dell’esercito inglese, quindi certamente un nobile, come lo erano di regola tutti gli alti ufficiali di compagnia inglesi. Non sappiamo chi avesse sposato, ma conosciamo i nomi di tre suoi fratelli e quindi i quattro, tutti nati a Cork, erano:


John King I (1719-1793).

Henry, nato dopo il 1725 e mortovi prima del 1786; secondo altre fonti morì invece a Wexford,

Irlanda, proprio nel 1786. Sposò a Cork la cugina Edith Henderson, morta il 5 marzo 1805 a Cork.

Robert, nato nel 1727.

Richard.


Padre di questi ultimi quattro fratelli Peirce era stato Robert, nato a Cork verso il 1695, morto a Cork dopo il 1757, e madre Ann King, nata anch’essa a Cork prima del 1700 da William King, nato a Cork circa il 1670, e da Margaret Fitzgerald, nata a Cork circa il 1765, i quali evidentemente non lasciarono figli maschi ed ecco spiegato il poi ricorrente secondo nome proprio 'King', secondo un uso tradizionale britannico il cui scopo è quello di mantenere in vita i cognomi, specie a fini ereditari; il che anche spiega perché nelle discendenze parentali di questa famiglia - e poi anche nella stessa famiglia Peirce - troviamo ogni tanto i secondi nomi propri ‘Peirce’ e ‘Piercy’. Robert e Ann si erano sposati a Cork nel 1719 – quindi lo stesso anno in cui poi nacque il loro primo figlio John King - e della stessa generazione di Robert doveva essere la Joan Peirce (forse una sua sorella) che risulta aver sposato Alexander Carr a Cork nel 1710. Ann King morirà a Cork dopo il 1756.

Nonno dei quattro predetti fratelli era stato invece James, nato a Cork verso il 1670 e mortovi nel 1726, il quale il 20 aprile 1695 aveva sposato a Cork la sua concittadina Edith Gamble, nata verso il 1675 a Cork da George e da Mary Phaire e morta a Cork dopo il 1726; strano che il nome ‘James’ non ricorra poi più nella genealogia principale. James ed Edith ebbero i seguenti figli, tutti nati a Cork:


Robert (1695-1757).

Mary, morta a Cork nel 1712.

Sarah, morta nubile a Cork dopo il 1763.

Elizabeth, morta a Cork dopo il 1763. Il 21 dicembre 1719 sposò a Cork Samuel Henderson

ed ebbe una figlia di nome Edith, la quale, come abbiamo già visto, sposerà il cugino Henry Peirce. Questa Elizabeth poi, in seconde nozze, sposerà Bernard Lasserre.

Alice.


James dettò le sue ultime volontà il 1° gennaio 1711 o 1712 a Carron, Irlanda; ebbe una sorella di nome Martha, la quale nel 1675 sposò a Cork Edward Wiseman.

Bisnonno infine era stato Robert, nato a Cork verso il 1650 e mortovi dopo il 1718, il quale prima del 1675 aveva sposato a Cork una Gamble, come poi farà anche suo figlio James, e di questa moglie, la quale aveva all’incirca la stessa età del marito e morì a Cork prima del 1705, non conosciamo il nome proprio; ebbe con questa i due predetti figli James e Martha e sposò poi in seconde nozze Sarah Mills a Cork il 17 luglio 1705 e, in terze, Elizabeth Herbert (secondo altri Barter), sempre a Cork; le sue ultime volontà furono dettate a Cork il 27 febbraio 1711 o 1712.

E se volessimo andare ancora più indietro nel tempo, alla ricerca dell’antenato che si trasferì dall’Inghilterra in Irlanda? Possiamo risalire a Henry Peirce, nato nel Somerset, Inghilterra, nel 1457 e morto in Irlanda nel 1507, il quale, prima di trasferirsi in questa seconda isola, sposò una Ann dal non tramandato cognome, nata verso il 1460 in Inghilterra e morta verso il 1512; ella si era unita in matrimonio con Henry verso il 1480; da loro nacque in Irlanda sembra prima un William verso il 1480, dal quale nascerà verso il 1510 una Catherine, e poi verso il 1482 Richard, il quale morirà verso il 1540; quest’ultimo attorno al 1500 aveva sposato una Elizabeth, anch’essa d’ignoto cognome, nata verso il 1483 in Inghilterra, forse in Cornovaglia; da questa coppia nacquero con sicurezza nei primi anni del Cinquecento Constance, verso il 1504, e Alice verso il 1508, ma devono esserci anche stati dei figli maschi continuatori della linea genealogica dei Peirce del Somerset in Irlanda, linea che purtroppo riusciremo a riprendere, come si vedrà, solo alla metà del Seicento con il summenzionato Robert nato a Cork verso il 1650. Le nostre ricerche presentano dunque uno spiacevole gap di ben 110 anni, ma non disperiamo di riuscire un giorno a colmarlo; nel frattempo i due tronconi genealogici si possono senz’altro considerare della stessa famiglia per i chiari indizi che più avanti spiegheremo. Dovendo pertanto lasciare per ora la linea maschile diretta, torniamo alle suddette due figlie di Richard Peirce, ossia alle sorelle Alice e Constance, e vedremo che ambedue sposarono esponenti di nobilissime famiglie, il che è molto importante perché significa e dimostra ovviamente che anch’esse erano di nobile stirpe. Constance, la più giovane, sposerà infatti verso il 1525 in Irlanda Robert Holton, nato circa il 1503 in Cornovaglia - da Robert, nato questi verso il 1480 a Boulogne in Francia, cioè quando buona parte di questa nazione era occupata dagl’inglesi, e più tardi, in seconde nozze, si unirà in matrimonio con Thomas Buckler; morirà verso il 1635 in Inghilterra dove evidentemente era ritornata portatavi dal suo primo marito, Robert, il cui nome proprio verrà poi introdotto nella famiglia Peirce e infatti lo ritroveremo, come già accennato, nel secolo successivo; Alice, la più giovane, sposerà nel 1527, anch’essa in Irlanda, Henry Phippen (anglicizzazione dell’irlandese Fitzpen), nato nel 1495 a St. Mary Overy, Charstock, Weymouth, Dorset, da John I Phippen (1457-1506) e Joana Malet (1457-1505), e morto nello stesso luogo nel 1562; infatti dopo il matrimonio anche questa coppia si trasferì nei possedimenti di lui, ma in questo caso nel Dorset, dove la famiglia Phippen risulta per più di 300 anni nei registri della chiesa episcopale della parrocchia di Charstock, una volta St. Mary Overy; infatti è anche nel Dorset che risulta nato almeno il primo dei loro figli, i quali furono i seguenti:


John II, nato nel 1528 ad St. Mary Overy, Charstock, Weymouth, Dorset, e morto anche a Weymouth

nel 1583.

Joanna, nata circa il 1529 in Inghilterra.

Joseph.

Alice.

Anne, nata in Inghilterra.

William.


Il primo di questi figli, John II Phippen, sposerà nel 1548 a Weymouth, Dorset, la giovanissima cugina Anne Holton, cioè una figlia di Costanza, essendo infatti i figli di Constance Peirce e di Robert Holton i seguenti:


Anne, nata nel 1525 a St. Mary Overy, Charstock, Weymouth, Dorset, e morta nel 1600.

George, nato circa il 1527.

Alexander, nato circa il 1529.

Alice, nata circa il 1530 a St. Mary Overy, Charstock, Weymouth, Dorset.

Samuel, nato circa il 1531.


I Phippen, anglicani come i Peirce, erano noti armatori proprietari di parecchie navi e dediti a importanti traffici marittimi, attività che spiegano il loro frequente spostarsi dall’Inghilterra all’Irlanda e che saranno notevolmente incrementate appunto da John Phippen II; infatti, mentre del padre Henry si ricorda solo la nave Seawynd, di lui se ne ricordano quattro e cioè la Ventura, la Roma, l’Anne e l’Ascension; egli ebbe inoltre dalla regina Elisabetta molte privative riguardanti sia le importazioni di cibi e vini in Irlanda sia gli approvvigionamenti delle guarnigioni inglesi dell’isola e di conseguenza anche lo sfruttamento feudale di grandi possedimenti terrieri, inclusa un’isola, rendite che poi, per ulteriore concessione della regina, alla sua morte saranno lasciate alla moglie Alice. Le ultime volontà originali del ‘gentleman’John Phippen II, dalle quali si evincono molte delle cose appena dette, furono dettate tra il 1581 e il 1583, anno della sua morte in Irlanda, e risultano tuttora rintracciabili all’Archivio di Glassmore, contea di Waterford, Irlanda; purtroppo, l’archivio pubblico di stato irlandese andò distrutto in un incendio nel 1922, durante la ribellione al dominio inglese, e tantissime notizie sono dunque andate perdute per sempre.

John II Phippen e Anne Holton evidentemente risiedevano nel Dorset, perché in quella contea vedremo sposarsi i loro figli e nipoti; da loro nascerà, tutta a St. Mary Overy, Charstock, Weymouth, Dorset, la seguente numerosa prole:


John III, nato circa il 1549.

William, nato nel 1551 e morto il 24 novembre 1596.

Robert, nato nel 1552 e morto nel 1603.

Henry, nato circa il 1553.

Anne, nata circa il 1555.

Constance, nata circa il 1557.

Joanna, nata circa il 1559 e morta nel 1613 anche in Inghilterra

Alice, nata circa il 1561.

George, nato circa il 1564.

Christopher, nato circa il 1566.


Il 18 settembre 1580 a Melcomb Regis, Weymouth, Dorset, il suddetto Robert Phippen sposò Cecilie Jourdain, nata verso il 1559 nel Dorset, dove anche morirà, figlia costei di Thomas Jourdain, nato nel 1529 a Melcomb Regis, Dorset, da Robert II e da Jane Corner e morto nel Dorset, e figlia di Agnes Brute; Robert morirà da militare, servendo nell’esercito reale; da Cecilie ebbe i seguenti figli:


Cecilie, morta evidentemente infante.

Owen, nato nel 1582 a Melcomb Regis, Dorset, sposò Anne Coinierse il 3 luglio 1603 e fu, come da

tradizione familiare, mercante e comandate marittimo. Morì il 17 marzo 1635 o 1636 a Lamorran, Truro, Cornovaglia, e fu seppellito nella St. Mary’s Church di quella località.

Robert

David, che sposò una Sarah dall’ignoto cognome e morì nel 1650 a Boston, Mass.

George, che sposò prima Joan Pie e poi una Mary dall’ignoto cognome e morì tra il 1650 e il 1651 in

Cornovaglia; fu prete anglicano e rettore della St. Mary’s Church di Truro.

Cecilie, nata nel marzo del 1593, battezzata il 10 marzo del 1593 a Melcomb Regis, Dorset.


William Phippen sposò invece Jane Jourdain, nata nel 1551 nel Somerset, Inghilterra, e morta in Inghilterra, evidentemente sorella o cugina della suddetta Cecilie Jourdain nata verso il 1559, e ebbe da lei i seguenti 5 figli:


Robert

John, nato nel 1572.

Thomas, nato nel 1573 nello Yorkshire, Inghilterra, e morto nel 1596.

Jane Cecilie, nata nel 1580 a Weymouth, Dorset, e morta nel 1650; sposò il 10 marzo 1591 a

Melcomb, Dorset, Thomas Reynolds, nato verso il 1576 a Weymouth, Dorset; nel 1600 ebbero a Burnham, Buckinghamshire, una figlia che battezzarono Cecilie.

Jone (‘Joan’), nata nel Dorset nel 1581 e morta nella contea di Surrey in Virginia nel 1650.

Questa Jone Phippen sposerà un pro-cugino, ossia un nipote di sua nonna Alice Peirce, e si tratta di uno dei primi coloni e più noti pionieri della Virginia, cioè del cap. William Peirce, nato appunto nel 1573 anch’egli nel Dorset e morto, come meglio vedremo più avanti, tra il 1645 e il 1650 a Mulberry Island, Contea di Charles City, Virginia. Qui ci fermiamo con la genealogia della famiglia Phippen, poiché non più s’incrocerà con quella dei nostri Peirce.

Dobbiamo aggiungere che questo più antico tratto genealogico dei Peirce d’Irlanda è attribuito da un noto sito Internet in alternativa anche ai ‘Pierce’, ma, lo si fa con una grande contraddittorietà di date e eventi e con un incappare poi, per quanto riguarda la suddetta Constance, nel suo vero cognome ‘Peirce’; inoltre è questa una tesi indiziariamente insostenibile, in quanto si tratta d’una famiglia che appare, tramite la parentela con i grandi armatori Phippen, ben collegata quindi al predetto cap. William Peirce, uno di coloro che più contribuirono alla formazione dello Stato della Virginia in America, personaggio che tutte le fonti documentarie e storiche ricordano sempre come un ‘Peirce’ e non come un ‘Pierce’.

Tornando ora di nuovo a William Henry I, capostipite del ramo siciliano, abbiamo visto che egli aveva un fratello maggiore, John King III Peirce, nato il 24 gennaio 1789 appunto a Cork, il quale era un comandante di lungo corso e nel 1817, trovandosi al comando del brigantino Governor Woodford, nave partita da Carlislye Bay nelle Barbados 34 giorni prima con un carico di rum, zucchero e melassa per l'importatore canadese J. D. Hamilton, fece scalo a Quebec, Canada, il 6 luglio di quell’anno. Tra quella data e il 1819 si stabilì a Montreal, ma conobbe poi a Baltimore Sarah Oldham Finch Rockwell, nata il 12 febbraio 1799 a Newport, Rhode Island, figlia del capitano James Finch e vedova di Orlando Rockwell, la sposò il 4 aprile 1821 a Newport e si trasferì con lei a Tuscaloosa, AL, dove si mise in affari. Tra il 1838 e il 1840 la famiglia si trasferì però ancora a Columbus, Mass., dove il com. John King Peirce morì il 5 aprile del 1855 e dove fu seppellito al Masonic & Odd Fellows Cemetery. Ebbero i seguenti figli, tutti nati a Tuscaloosa, Al.:


Mary C. nata nel 1822

Julia E. nata nel 1824

Robert William, nato il 25 gennaio 1827

Sophia A. nata il 18 marzo 1831

John King IV, nato il 16 febbraio 1834 o 1835.


I due figli maschi si trasferirono entrambi nel Texas nei primi anni Cinquanta dell'Ottocento; Robert William divenne un sacerdote metodista, si stabilì a Luling, Texas, e morirà nel 1909 lasciando moglie e 5 figli; John King IV invece era un ispettore della Società che costruiva la ferrovia nell'Ovest del Texas, si sposò tre volte, ebbe 11 figli, tra cui Embro Scott Peirce, nato nel 1876 a Belmont, Gonzales Co. Texas, dal quale nacque nel 1899 Frank Embro Peirce a Del Rio, Val Verde Co. Texas, e infine, sempre nel Texas, il defunto marito di Doris Peirce, genealologa texana attualmente vivente, la quale osserva, come anche facciamo noi, il ricorrente interesse per i traffici marittimi dimostrato da questa famiglia, interesse che con ogni probabilità le venne dalla suddetta acquisita parentela con gli armatori Phippen, parentela che, come abbiamo visto, non si instaurò solo in seguito al matrimonio tra Alice Peirce e John II Phippen, ma si rafforzò poi ulteriormente con quello tra il cap. William Peirce e Jone Phippen.

Frattanto si era trasferito dall’Irlanda in Canada, cioè a Brockville sul fiume S. Lorenzo, anche un altro Peirce e cioè Robert, il quale era nato in Irlanda nel 1834 e con ogni probabilità poteva essere un nipote di John King III.

Premettiamo che, sia per precedenza storica sia per semplicità, chiameremo d’ora in avanti i Peirce del triangolo Somerset/Wiltshire/Dorset – o dell’Inghilterra sud-occidentale che dir si voglia - i ‘Peirce Bridgwater-Cork’; ma tutte e tre le predette confinanti storiche contee furono molto importanti nella storia di questa famiglia e infatti ancor oggi è nel Wiltshire che si trovano le sue più numerose tracce funerarie, cioè ben 34 seppellimenti con questo cognome, e inoltre nel censimento del 1851 risultavano nati in tale contea ben 41 Peirce; in aggiunta diremo che alla Wiltshire Family History Society di Devizes, Wiltshire, sono oggi in grado di dare notizie di tre Peirce dell’Ottocento con nomi propri che sono a questo punto ormai nella tradizione della famiglia e cioè:


George, di Corsham, 1862.

John, di Chirton, 1843.

Thomas, di Shrewton, 1843.


Ma, per tornare all’Irlanda, cominceremo a dire che l’11 dicembre 1668 davanti alla Corte dell’Ammiragliato di Dublino pendeva una causa intentata da un mercante straniero, certo Jacob Jetses di Vrysland, contro due altri mercanti, William Peirce e Peter Westenra; non è riportato però di quale città irlandese fosse questo Peirce; come poi è sempre normale quando si fanno ricerche su famiglie di buon rango, troviamo probabili rami parentali dei Peirce Bridgwater-Cork, oltre che nella stessa contea di Cork, anche in altre località dell'Irlanda centro-meridionale e infatti troviamo i Peirce di Gayfield, Tullamore, i primi esponenti dei quali di cui si abbia memoria furono l'avvocato George Peirce, ammesso nell'ordine di quei professionisti nel 1789, e suo figlio George († 31.1.1859), un medico che sposò Ellen Acres († 25.9.1860), figlia di Thomas Acres, il più importante possidente di Tullamore dopo Charles William Bury, primo conte di Charleville; la loro figlia maggiore Margaret († 4.9.1863 a Booterstown, Dublino) sposò il 15.2.1858 a Kildare, Tullamore, il rev. Walther Thomas, scrittore e editore; un Thomas Peirce nato a Killiegh Kings, Offally, e morto il 16 ottobre 1866 a St. Columban, Perth, Ontario, Canada, aveva sposato Cathrine Timon, nata nel 1796 a Kilahandra, Cavan, Irlanda, e da lei aveva avuto il figlio Henry, nato nel 1835 anche lui a Killiegh Kings e morto il 19 aprile 1918 a Stratford, Ontario, Canada. Per Per lo stesso secolo diciannovesimo risulta poi un John Peirce di Charleville Place, Tullamore, anch’egli medico, forse figlio del predetto George e forse da identificarsi con lo John Peirce, nato verso il 1835, che nel 1864 sposò a Galway, Irlanda, Margaret Nelson Doig, nata tra il1836 e il 1837 a Bombay, India, e dalla quale ebbe i seguenti figli, tutti nati a Tullamore, Offaly, Irlanda:


Donald MacFarlane, nato il 23 agosto 1867.

Margaret Nelson, nata il 15 giugno 1864.

Boy (senza nome probabilmente perché nato morto), nato il 22 maggio 1866.

Girl (senza nome probabilmente perché nata morta), nata il 7 aprile 1874.

Mary Catherine, nata il 26 luglio 1878.


Infine, una Margaret Peirce, nata il 6 dicembre 1843 in Irlanda e andata sposa il 29 dicembre 1869 a St. Catharine’s, Ontario, Canada, al suo conterraneo Simpson Hackett Graydon, nato nel 1821 a King’s County, County Offaly, Irlanda; ebbero 4 figli tutti nati in Canada. Dal censimento del 1790 risulta che viveva allora a Limerick una famiglia Peirce contemporanea di quella di Cork, il cui capo-famiglia si chiamava John e c’erano poi moglie, due figli maschi minori dei 16 anni e quattro femmine, ma di tutti costoro non sono riportati purtroppo i nomi; uno dei due maschi poteva certo essere il cav. ('Esq.') John Peirce, medico, residente a Newcastle nella contea di Limerick, che troviamo tra i sottoscrittori del A topographical Dictionary of Ireland di Samuel Lewis, opera che sarà poi pubblicata a Londra nel 1837.


Il virginiano.


Parleremo ora del primo dei tre componenti della famiglia che hanno contribuito a determinare la storia sia dell’Inghilterra sia degli Stati Uniti d’America e cioè del già menzionato capitano dell’esercito inglese William Peirce del Dorset; egli nel 1609, allora ancora luogotenente, viaggiava sulla sfortunata nave Sea Venture, grosso mercantile di 300 tonnellate, armato di 24 pezzi d’artiglieria e comandato dal vice-ammiraglio Christopher Newport; questo vascello, il quale sembra fosse al suo viaggio inaugurale, era quello ammiraglio d’una flottiglia di nove legni, cioè sette navi, una pinaccia e un ketch, con circa 500 passeggeri a bordo e posta sotto il comando generale dell’ammiraglio Sir George Somers (Lyme Regis, Dorset 1554 - Bermuda 1610); questo convoglio aveva lasciato Falmouth giovedì 8 giugno con destinazione Virginia, dove il lgt. diventerà quindi uno dei primi virginiani, in quanto gli insediamenti britannici in quella regione erano iniziati solo un paio d’anni prima; in verità egli arriverà in Virginia solo l’anno successivo, perché lunedì 24 luglio il convoglio incappò in un uragano che separò la Sea Venture dagli altri vascelli e che il 28 seguente la fece naufragare, fortunatamente senza vittime, sulle coste della Gran Bermuda, isola a quel tempo, ancora sconosciuta e ricca di cibo sia vegetale che animale; nel loro forzato soggiorno di più di nove mesi su quell’isola i 150 naufraghi costruirono con i rottami della nave un’altra piccola nave d’80 tonnellate, la Deliverance, e una pinaccia di 30 tonnellate, la Patience, e così il 10 maggio del 1610 142 dei naufraghi ripresero il loro viaggio per la Virginia, lasciando però su quell’isola, da loro battezzata Virgineola (‘la piccola Virginia’), due uomini per affermarne il possesso inglese. Le due suddette imbarcazioni erano fortunatamente cariche di viveri raccolti nella Gran Bermuda e pertanto, quando, lunedì 21 maggio 1610, arrivarono in Virginia, dove da tempo infuriavano fame, morte e malattie, fu dai soli 60 coloni superstiti indetto il primo giorno di Thanksgiving della colonia. Il lgt. William Peirce mise dunque piede a James Town quasi un anno dopo i suoi familiari; infatti sua moglie Jone Phippen e i suoi quattro figli erano arrivati in Virginia nell’agosto del 1609 con la nave Blessing (secondo altri con la Swan), nave che era nel gruppo partito con la Sea Venture e sulla quale tra i coloni viaggiavano una ventina tra donne e bambini. Sette navi di quel convoglio erano riuscite ad arrivare regolarmente in Virginia e cioè, oltre alla Blessing, la Diamond, la Falcon, la Unitie, la Lyon e la Swallow; sfortunatamente si era perso invece il ketch con tutto il suo carico di essere umani.

Nelle liste dei passeggeri arrivati che includevano i predetti familiari del lgt. William Peirce questi erano qualificati come gentry (nobiltà non titolata) e non come commoners (persone non nobili); evidentemente William, essendo un militare, aveva viaggiato su una nave diversa da quella che portava la sua famiglia perché appunto luogotenente della compagnia di guardia del nuovo governatore della Virginia, il luogotenente generale Sir Thomas Gate, il quale si trovava infatti sulla Sea Venture; il capitano della detta compagnia era allora Sir George Yeardley, il quale sarà poi governatore della Virginia sino al 1628, anno della sua morte, quando gli subentrerà il cap. West. Tra i passeggeri di quello sfortunato ultimo viaggio della Sea Venture c’era inoltre anche un funzionario della Virginia Company dal cognome interessante, Silvester Jourdain di Lyme Regis, Dorset, il quale, oltre a essere compaesano del suddetto ammiraglio Somers, doveva quindi essere molto probabilmente anche un nipote – in ogni caso un parente - di quel Thomas Jourdain, nato nel 1529 a Melcomb Regis, Dorset, di cui abbiamo già detto, e di conseguenza parente del lgt. William Peirce. Con la nave Swan, anche questa venuta di conserva con le precedenti, era poi arrivata una nipote decenne di William Peirce, di nome Cicilly (‘Cecily’) Reynolds, figlia di quella Jane Cecilie Phippen da noi già ricordata; questa ragazza sposerà in Virginia in prime nozze Thomas Bayley, membro della guardia del governatore di James Town, il quale morì di malaria e con il quale ebbe nel 1617 una figlia di nome Temperance; poi, morto questo primo marito, verso settembre 1620 sposerà in seconde nozze Samuel Jordan, il quale alcuni dicono fosse un cugino di sua madre che aveva già almeno tre figli tutti più anziani di lei; Cecilie andò ad abitare nella dimora di questo nuovo marito, detta Jordan’s Journey, e nel 1621 ebbe da Jordan una seconda figlia di nome Mary e poi, dopo due anni, una terza di nome Margaret. Rimasta di nuovo vedova nel giugno del 1623, benché tale Greville Pooley reclamasse davanti al Consiglio della Virginia che Cecilie, dopo pochi giorni dalla morte del secondo marito, si era impegnata a sposarlo, nello stesso giugno s’impegnò invece con un avvocato di nome William Farrer, che poi effettivamente sposò in terze nozze; ciò risulta da elenchi delle persone allora enumerate nella predetta casa nel triennio 1623/1625, liste che includevano anche i servitori. Farrer nel 1622, per sfuggire al famoso massacro dei coloni fatto dai pellerossa e che poi purtroppo si ripeterà nel 1644 con pari numero di vittime, aveva lasciato a remi la sua isola, detta appunto Farrer Isle, e si era andato a rifugiare a Jordan’s Journey a Charles City, una delle sole quattro dimore fortificate che non furono abbandonate dopo l’eccidio; sembrerebbe però che poi avesse comprato tale dimora degli Jordans, non solo perché vi restò a vivere, ma anche e soprattutto perché Cecilie appare inclusa nel suo stato di famiglia. A proposito del detto massacro, nel quale furono uccisi dai 'pellerossa' ben 347 coloni, tra uomini, donne e bambini, notiamo un Edward Peirce tra gli uccisi nella proprietà di William Bikar, ma se il suo cognome sia stato riportato correttamente e si trattasse d’un parente del cap. William Peirce non sapremmo dire; certo non era suo parente un’altra di quelle vittime e cioè un Thomas Pierce, sergente d’armi e membro della prima Assemblea Generale della Virginia, istituita nel 1621, il quale era venuto in America nel 1618 con la nave William and Thomas e nel 1622 era stato appunto ucciso in una piantagione del circondario di Elizabeth City chiamata Martin’s Hundred; con lui sembrò in un primo momento che fossero state uccise anche la moglie Alice e la figlia Elizabeth, ma queste due poi riappariranno e quindi si pensa che fossero solo state catturate dagli indiani e, dopo un periodo d’orrenda prigionia, riscattate e liberate, tant’è vero che poi il 10 ottobre 1624 quest’Alice Pierce sposerà in seconde nozze un certo Thomas Bennet.

Il nostro lgt. William Peirce doveva esser già stato in America, perché quando vi portò la famiglia aveva già acquisito una casa con 3 o 4 acri a James Town, sita al lato destro o meridionale dell’estremità orientale di Back Street; nel 1619 avrà la concessione d’una piantagione di tabacco di 650 acri a Mulberry Island, nella contea di Charles City. Anche alcuni dei servitori che aveva avuto in Inghilterra lo avevano seguito in America e cioè Thomas Smith, di anni 17, ed Henry Bradford, di 35 anni, arrivarono con l’Abigaile, Esther Ederife con la Jonathan e la negra Angelo con la Treasurer e questi arrivi dimostrano che il suo stato sociale e economico era già ottimo prima che si trasferisse in America. Nel censimento poi fatto a Mulberry Island nel 1624 risultano parecchi altri suoi servitori; eccone la lista:


Richard Aldon (Alder?) di anni 19, arrivato nel 1620 con la nave George.

Robert Aston (Austine?) di anni 29, arrivato con la Treasurer.

Richard Attkins di anni 24 e la moglie Abigail, arrivati con la London Merchannt.

William Baker di anni 20, arrivato con la Abigaile.

Alexander Gill di anni 20, arrivato con la Bony Bess. (‘Bonny Bessie’?)

Robert Hedges di anni 40.

Robert Lathom di anni 20, arrivato nel 1620 con la George.

Samuel Morris di anni 20, arrivato con l’Abigaile.

Thomas Reed di anni 65.

Thomas Rose di anni 35, arrivato con la Jonathan.

Robert Ruce, arrivato con la Charles.

Hugh Wing (Win?) di anni 30, arrivato nel 1620 con la George.

Thomas Wood di anni 35, arrivato nel 1620 con la George.


Essendo tra questi servitori quattro dei quali s’indica l’anno d’arrivo, il 1620, cioè undici anni dopo l’arrivo del loro padrone, ciò significa che, a differenza dei quattro precedenti, si trattava in maggioranza di persone che il lgt. William Peirce aveva assunto e fatto venire più tardi dall’Inghilterra con un regolare contratto di lavoro, contratto che imponeva un servizio da veri e propri servi della gleba che durava molti anni e alla fine del quale il servitore sarebbe stato emancipato e sarebbe divenuto un libero cittadino della Virginia. La predetta negra Angelo risulterà ancora nella sua casa di James Town sia al censimento del 16 febbraio 1624 sia alla rassegna degli abitanti tenutasi il 24 gennaio 1625.

Nel 1617 il lgt. William Peirce era entrato a far parte della guardia del governatore col grado di capitano e in seguito Wyatt, il 29 maggio, il 17 luglio e il 20 novembre 1623, lo nominò comandante di quella guardia al posto di Yeardly, vice-governatore (‘prefetto’) di James Town, ordinò una leva di guardie, un uomo adulto ogni venti, per un servizio di sei mesi a Mulberry Island e questi coscritti si dovevano presentare appunto al cap. William Peirce perché li passasse in rassegna; gli affidò infine il comando di spedizioni di guerra contro gli ostili pellerossa Chickahominy, i quali erano stati tra i principali responsabili del massacro dei coloni del 1622; Peirce piombò su di loro nel luglio di quello 1623 e li sconfisse con non piccola strage. In quel tempo egli stava, come abbiamo già detto, tornando nella Nuova Inghilterra al comando dell’Anne; era inoltre caratista d’una nave mercantile e aveva un grande deposito di merci vicino casa, ma non sappiamo se egli l’abbia in seguito messo a disposizione della pubblica amministrazione perché divenisse uno di quei grandi magazzini istituiti per la concentrazione dei raccolti di tabacco e di cui lui fu uno degli ispettori. In quello stesso 1623, essendoci nel New England carenza d’abitazioni, alloggiava in casa sua il poeta inglese George Sandys, casa che lo stesso poeta in una delle sue lettere di quell’anno definiva the fairest in Virginia, la più bella della Virginia, e in cui egli lavorava alla sua famosa traduzione in versi delle Metamorfosi di Ovidio e allevava bachi da seta; in una sua lettera inviata in Inghilterra in quel 1623 Sandys descriveva la condizione sociale della Virginia come pessima, perché la maggior parte dei coloni era fatta di poveracci e i pochi piantatori agiati vivevano appartati senza preoccuparsi minimamente della cosa pubblica; faceva eccezione un uomo solo, il suo padrone di casa, ossia il capitano William Peirce, e lo raccomandava caldamente perché fosse eletto al Consiglio di Stato della Virginia, definendolo un uomo non inferiore a nessuno, esperto del paese, che non rifiuta alcuna fatica né indietreggia di fronte ad alcuna spesa che possa esser di vantaggio alla cosa pubblica ed ha capacità che non ci si aspetterebbe in un uomo della sua educazione…

Il poeta vuole qui dire che, malgrado fosse una persona di elevata condizione sociale, il capitano Peirce si dimostrava, oltre che buon soldato, un uomo capace in tutte quelle attività pratiche che il Nuovo Mondo richiedeva e cioè se la cavava molto bene anche come piantatore, come commerciante e come uomo politico e diplomatico; doti non indifferenti in un mondo in cui un gran numero di gentiluomini arrivavano dall’Inghilterra, sì di solito ben preparati dal punto di vista commerciale, perché dote questa peculiare della nobiltà inglese già nel Rinascimento, ma certo non abituati e incapaci di adeguarsi a una vita materialmente molto dura, direttamente basata su nozioni agricole e venatorie che la gran maggioranza d’essi non possedeva, con la conseguenza che nei primi decenni di vita di quelle colonie la fame e la carestia le devastarono, talvolta portandole sull’orlo dell’estinzione in quanto rese del tutto dipendenti dai rifornimenti che molto sporadicamente riuscivano ad arrivare dall’Inghilterra. Infatti nel successivo 1624, in occasione dell’elevazione di James Town a colonia reale d’Inghilterra, il nostro capitano entrò a far parte del Consiglio di Stato della Virginia, un consesso di undici consiglieri il quale, come abbiamo già detto, era stato istituito da re Giacomo I nel 1621 unitamente alla già nominata Assemblea Generale, la quale includeva sia il Consiglio di Stato sia la House of Burgesses (‘Camera dei Cittadini’); quest’ultima era stata il primo consesso istituito in Virginia e infatti si era riunito la prima volta il 30 luglio 1619 in una chiesa di James Town. Il cap. Peirce risulterà presente a una riunione del Consiglio di Stato anche nel 1631.

All’inizio del 1629 egli si recò in Inghilterra in compagnia della moglie del governatore Winthrop e d’altri virginiani; a Londra conobbero il cap. John Smith, il quale nel suo libro di storia delle colonie americane, pubblicato a Londra nel 1629, riportò poi un lusinghiero giudizio sulla moglie del Peirce, Jone Phippen,:


La signora Pearce (‘Peirce’), un’onesta e industriosa donna, è stata colà (in Virginia) quasi vent’anni ed, ora ritornata (1629), disse che ha a Jamestown un giardino di tre o quattro acri, dove in un solo anno ha raccolto circa cento staia d’eccellenti fichi e che con la sua propria produzione può mantenere una casa in Virginia migliore di quella che si può avere qui a Londra a tre o quattrocento sterline l’anno; eppure vi andò senza portarsi quasi nulla…


Jone Peirce morirà in Virginia nel 1650; l’ultima volta che vediamo apparire il suo nome è del 6 settembre 1641 e cioè tra quelli dei legatari del testamento di certo Anthony Barham, venuto in Virginia nel 1621 con la nave Abigaile, il quale aveva sposato la predetta Elizabeth, figlia di quel Thomas Pierce ucciso nel massacro del 1622, e dal censimento del 1624/1625 risultava abitare nella piantagione del cap. William Peirce e quindi era alle sue dipendenze.

Risulta inoltre che nel 1624 una coppia di James Town, Thomas e Grace Harwood, si trasferirono a Mulberry Island e presero colà in affitto una casa del cap. Peirce.

Nel 1629 il cap. William Peirce, confermandosi con ciò una persona ben istruita, qualità questa che abbiamo visto già evidenziata dal poeta George Sandys, fu incaricato di scrivere una relazione sullo stato delle difese che si erano approntate contro le ostilità degli indiani e sulla consistenza del pericolo da questi ancora rappresentato, nonostante le spedizioni militari fatte negli anni passati; tale relazione, la quale s’intitolava Una veritiera relazione dello stato generale presente della colonia di Sua Maestà in Virginia, era occasionata da un programmato viaggio in Inghilterra del suo autore e infatti egli la presentò a Londra in quello stesso 1629:


Per la nostra difesa contro i nativi ogni piantagione è armata di un consistente numero di moschettieri con un numero di 2.000 cartucce e oltre…

Per quanto riguarda i nativi, Sasapen è il capo di tutti quei popoli che abitano le rive dei fiumi a noi vicini ed è stato il principale sobillatore di coloro che sin dal massacro (del 1622) ci hanno fatto guerra. Ma ora, in quest’ultima estate egli, con sua grande insistenza, ha ottenuto dal governatore e dal Consiglio della Virginia una tregua per lui e per gli indiani confinanti, essendo stato forzato a cercarla dalle nostre continue incursioni contro di lui e contro di loro e dal nostro annuale tagliare e rovinare il loro frumento…


Qui il Peirce si riferisce a un trattato che era stato stipulato con i pellerossa nell’agosto del 1628; sembra però che in effetti il vero capo di quei pellerossa non fosse Sasasawpen, come lui credeva, bensì Opechancanough.

In quel tempo i coloni della Virginia dovevano spesso difendersi dagli aggressivi indiani che abitavano quel territorio e diverse spedizioni armate punitive contro i nativi furono condotte sia dal cap. William Peirce sia dagli altri consiglieri Samuel Mathews e Nathaniel West; alcune di queste azioni contro gli ostili pellerossa abitanti sulle rive dei fiumi Chickahominy, Pamunkey e Mattaponi il Peirce, coadiuvato dall’allora suo lgt. Thomas Harwood, il quale era anche un suo affittuario, le comandò, oltre che nel 1623, come abbiamo già ricordato, anche nel 1627. Egli aveva però i suoi principali interessi nella coltivazione del tabacco, come del resto tutti i principali proprietari di piantagioni virginiani, ma a James Town, dove, come sappiamo, aveva stabilito quella che diventerà la casa avita dei suoi discendenti, svolgeva anche un terzo importantissimo ruolo, e cioè quello di governo, essendo infatti anche un membro del Consiglio di Stato della Virginia con un peso sempre maggiore; infatti egli risulta sesto nella lista dei consiglieri presenti al Consiglio e Corte Generale che si tenne a James Town il 9 febbraio 1632, mentre lo vediamo salito al secondo posto in quello del 1646; inoltre, in un documento datato 20 agosto 1633 a James Town, l’allora governatore generale della Virginia Sir John Harvey chiedeva che fossero sottoposti a giuramento i nuovi commissari per gli insediamenti, i quali erano tutti principali piantatori, evidentemente di tabacco, i quali avevano appunto investito le loro fortune nello sviluppo delle piantagioni della Virginia, e tra questi c'era infatti anche il cap. William Peirce. La lista di questi piantatori si conserva alla Bodleian Library dell'Università di Oxford. C'è poi un atto del 22 giugno 1635 in cui si descrive l'ubicazione di una piantagione di duemila acri sito nella contea virginiana di Charles City in località Lawnes Creek, Mulberry Island, e di proprietà del Capt. William Peirce, Esqr., one of the Councell of State ; c‘è qui da notare subito che quell’appartenenza alla gentry più sopra ricordata e quest’attributo Esq. (esquire, scudiero) attribuito al cap. William Peirce significa che egli era al secondo grado della chevalerie inglese e cioè quello intermedio tra Gent. (gentleman, gentiluomo) e Knig. (knight, cavaliere; dall’antico germ. Knecht, ‘servente, addetto a’, attraverso il sassone cnicht). Quest’appartenenza e attributo, unitamente al suo grado d’ufficiale dell’esercito, confermano la nobiltà, seppure non titolata, sua e della sua prima moglie Jone Phippen; non gli toccava quindi l’appellativo Sir, riservato ai knights e a maggior ragione ai ‘Bart. (baronets), questi ultimi i più prestigiosi tra i cavalieri. C’è però da dire che gli esquires e talvolta i gentleman – potevano esser fatti direttamente baronets, come in effetti comunemente avveniva, guadagnandosi dunque anch’essi l’appellativo Sir.


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