Il Cinema Horror dei Teenagers
Di
Matteo Tortora
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Serialità e Teenagers!!
Gli anni ottanta sono il decennio in cui l’orrore, ormai affermatosi con grinta durante gli anni precedenti sembra piegare su se stesso. Il cinema italiano declina quasi completamente, Bava muore nel 1980, e le prove degli altri sono sempre più limitate (Avati vira verso un cinema più impegnato, Fulci trova difficoltà produttive e infine Argento pare perdere in inventiva e qualità).

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scena dal film They Live
Il cinema americano si trova a padroneggiare il campo. Nel fare ciò, da un parte troviamo i grandi nomi affermatesi durante gli anni settanta, che sinceramente incespicano un po’ nelle prove successive.
Hooper pare scomparire completamente, Romero alterna opere interessanti ad altre meno riuscite (Day of the Dead (Il giorno degli zombi) ne è la prova evidente) mentre Carpenter dirige Christine (Christine – La Macchina Infernale), They Live (Essi vivono) e John Carpenter’s Prince of Darkness (Il Signore del Male).
Craven stesso sembra riuscire completamente solo con A Nightmare on Elm Street, per tornare per tutti gli anni ottanta ad alternare prodotti commerciali a pellicole più originali e complesse (come il bel The Serpent and the Rainbow (Il Serpente e l’Arcobaleno)).
Soltanto Cronenberg, tra i grandi nomi, riesce a perseguire la sua personale visione orrorifica. Videodrome, The Dead Zone (La Zona Morta), The Fly (La Mosca) sono grandi film che riescono a passare indenni nello scempio generale che questo decennio sembra proporre.
Di fronte a pellicole di dubbia qualità, ad infiniti titoli di scarso interesse, le case di produzione sembrano perdere interesse per qualsiasi soggetto troppo ardimentoso o peggio ancora, fuori dagli schemi ormai ripetuti all’infinito da decine di pellicole.

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scena dal film Lethal Weapon – altri links esterni: 1
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Nel frattempo appare evidente, soprattutto negli Stati Uniti, che il mercato cinematografico può trarre un enorme beneficio economico dai film horror. Perché? Perché la fetta più grande del pubblico era composta (e lo è tutt’ora) dagli adolescenti.
E ovviamente il gusto di un pubblico così giovane era ancora orientato verso prodotti fantastici, comici o avventurosi (gli anni ottanta ci regalano infatti grandi prodotti commerciali, non privi di alcuni spunti artistici, come la saga di Indiana Jones o i poliziotti di Lethal Weapon (Arma Letale)).
Il film horror si trova così in una situazione molto complicata. Se da una parte può continuare a “vivere”, dando possibilità a nuovi talenti di emergere, dall’altra si trova a scontrarsi con una mentalità produttiva più attenta ai risultati economici che ai contenuti artistici.
Accade così che nell’ottica di soddisfare un pubblico giovane, i produttori scelgono la strada dei “Sequel”. Cosa è un sequel? Semplice. Una volta realizzato un film horror di successo, si sceglie di realizzare un seguito, proponendo la maggior parte delle volte, lo stesso cast, magari lo stesso regista, potenziando gli aspetti più riusciti del film.
Il sequel segue delle regole abbastanza costanti. Di solito, riprende la storia esattamente dove è finita nel primo capitolo, oppure a distanza di tempo, un anno, due anni, o più.
I personaggi, protagonisti del primo episodio, sono di solito dei sopravvissuti, scampati per miracolo a qualche massacro (la Laurie di Halloween, la Nancy di Nightmare, la protagonista di Friday the 13th, che ritroviamo nel successivo seguito).
Spesso il sequel può sfruttare soltanto il titolo del primo episodio e poi percorrere strade completamente diverse. Ne è un esempio Halloween III: Season of the Witch, bel film, ma senza neanche l’ombra del mitico Michael Myers.

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scena dal film Halloween III: Season of the Witch
Le saghe più celebri del cinema horror sono quella di Nightmare. Poi Halloween e da Friday the 13th arrivato addirittura a più di 12 sequel, più delle serie TV.
The Texas Chainsaw Massacre (Non aprite quella porta) ha avuto altri seguiti. Sinceramente di tutti questi sequel solo pochi possono ritenersi opere superiori alla media. Wes Craven's New Nightmare diretto nuovamente da Wes Craven a fine ciclo su Freddy Krueger ne è un esempio; valido e ironico. Poi Halloween III - Season of the witch, come già detto; anche se non ha collegamenti con la figura di Michael.
Ma sono da dimenticare tutti i seguiti di Friday the 13th, eccetto, in parte il terzo capitolo dove la figura di Jason assume l’iconografia definitiva, con l’aggiunta della maschera da hockey.
Nel corso del decennio, poi pur non essendo sequel, fioriscono molte pellicole che ricalcano film di successo. Da noi l’effetto titolo è ancora più forte che in America. L’esempio più eclatante è The Evil Dead.
Dopo il seguito ufficiale, realizzato da Raimi, escono in Italia diversi film che sfruttano il successo della pellicola: La casa 3 – Ghosthouse diretto da Umberto Lenzi, nel 1988, poi La casa 4. Witchcraft diretto da Fabrizio Laurenti nel 1989, che vede protagonisti David Hasselhoff (il bagnino di Baywatch!) e Linda Blair (la bambina indemoniata di The Exorcist). La casa 5 di Claudio Fracasso del 1990 e poi House II: The Second Story (La Casa di Helen), 1987 di Ethan Wiley, House III. The horror show (La Casa 7) del 1989 di James Isaac, e Dream demon (La casa al numero 13 in Horror Street) del 1988 di Harley Cokeliss. E poi La casa sperduta nel parco di Ruggero Deodato, del 1984 e House (Chi è sepolto in quella casa?) di Steve Miner del 1986.

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scena dal film La casa sperduta nel parco – da links esterni: 1
Tutti questi film che citano nella speranza di un successo mai raggiunto al botteghino, il grande The Evil Dead, si sono rilevati puri prodotti commerciali senza particolari pregi. Altre saghe che hanno segnato gli anni ottanta e parte degli anni novanta sono quella di Alien e di Hellraiser.
James Cameron firma nel 1986 Aliens Aliens – Scontro Finale), mentre David Fincher realizza Alien³ nel 1992, poi nel 1997 esce Alien Resurrection (Alien – La Clonazione) di Jean Pierre Jeunet. Tutti con la solita protagonista, Sigourney Weaver, nel ruolo del soldato Ripley, una vera rambo al femminile.
Hellraiser ha avuto vari seguiti di poco valore, incentrati più sulle figure dei cenobiti, i temibili mostri che si aggirano per gli inferi in attesa che qualche malcapitato li evochi.
Anche The Silence of the Lambs (Il Silenzio degli Innocenti) ha prodotto dei sequel, Hannibal di Ridley Scott, girato nel 2001, in parte a Firenze, e addirittura un prequel (un capitolo che parla di avvenimenti precedenti al primo episodio), che oltretutto è anche un remake di un film di Michael Mann del 1986, Manhunter (Manhunter – Frammenti di un omicidio). Si tratta di Red Dragon di Brett Ratner, 2002.
Opere
di Matteo Tortora sul Cinema Horror
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Il Cinema Thriller Erotico Italiano del 1971