Excerpt for Medium Uditivi e Medium Visuali. Radio, Televisione, Podcasting: per un’Analisi Dinamica by Alberto Pian, available in its entirety at Smashwords



Medium Uditivi e Medium Visuali. Radio, Televisione, Podcasting: per una Analisi Dinamica

Alberto Pian

Copyright 2011 by Alberto Pian

Smashwords Edition







Indice

Informazioni

Premessa

Premessa 2006

Medium Udititvi e Medium Visuali

Opere citate

Note







Informazioni

Ringrazio il prof. Gino Roncaglia per la lettura preliminare e gli utili commenti a questo testo.

Medium “uditivi” e medium “visuali, per un’analisi dinamica, è un saggio realizzato per il master di E-Learning dell’Università della Tuscia il 30 gennaio 2006. La presente edizione è pubblicata nel novembre 2011, Torino. © Alberto Pian, Torino, 2006 -2011, Smashwords edition http://www.didanext.com

Alberto Pian, è Apple Professional Development ed Apple Distinguished Educator. Insegna presso IIS Bodoni Paravia e all’università (Master di e-learning dell’Università della Tuscia), formatore Èspero. Autore di numerosi libri e pubblicazioni su argomenti didattici e pedagogici, ha anche pubblicato: Didattica con il podcasting, Laterza, 2009. Collabora con la rivista Applicando. Sito ufficiale: http://www.didanext.com. eBook di Alberto Pian: in Simplicissimus / in iBookStore (gli eBook dell’autore sono acquistabili anche in tutti i principali store da IBS a Feltrinelli, BookRepublic, ecc.). Podcast di Alberto Pian: in iTunes. Ultimi eBook pubblicati: Il nuovo eBook che prende di mira gli editori e difende gli autori e i lettori! Diario segreto di un Autore. Pubblicati da solo. SBF, 2011. Vedi anche: iPad at work. Per chi cerca, elabora, divulga contenuti, SBF, 2011. Vedi anche eBook in lingua inglese nello store di Smashwords.







Premessa

Il saggio che qui pubblico è del 2006.

L’anno precedente avevo introdotto nella scuola le prime esperienza di podcasting, come sistema di apprendimento - insegnamento. In seguito a ciò e ai corsi che conducevo, specialmente presso l’Università della Tuscia e il suo master in E-learning, era diventata necessaria una riflessione teorica.

Questa riflessione avrebbe dovuto essere centrata sul podcasting. Ma era impossibile parlare di questo nuovo medium, senza analizzarne la relazione con il linguaggio (le lingue parlate e scritte), le forme di narrazione e di comunicazione visuale e orale e gli specifici strumenti di cui si avvalgono.

E’ nato così questo saggio.

Credo che questo testo abbia un certo intresse. A distanza di quattro anni gli sviluppi sembrano confermare le linee generali qui esposte. Tuttavia l’importanza di questo testo non dipende da una sorta di intrinseca veggenza - i cui i veri esperti restano sempre i guru dell’informatica e della comunicazione digitale. Bensì nel fatto che l’analisi qui esposta, capovolgeva una sua serie di termini e di relazioni, che erano entrati - e ancora oggi permangono - nell’uso quotidiano, ma che conducono sostanzialmente ad approcci errati e, per questo, era necessario rivisitarli.

Il lettore scoprirà quali questioni siano in causa leggendo questo saggio. Non voglio anticipare nulla perchè, come ogni compito scientifico, anche questo, seppur limitato, è bene che sia sottoposto a una critica senza pregiudizi.

Rispetto all’edizione del 2006 non ho approntato alcuna variazione. Mi è sembrato però giusto solo aggiungere pochissime e limitate note.

Torino, 26 settembre 2010 e 10 novembre 2011







Premessa, 2006

Questo lavoro ha lo scopo di portare all’attenzione alcuni spunti di riflessione culturale, antropologica, psicologica e linguistica riguardo la “specificità” della radio e del podcasting rispetto alla televisione, e allo statuto di “ascoltatore” e di “spettatore”, per dimostrare che questi statuti esistono all’interno di un rapporto che si genera fra il soggetto e il linguaggio, mediato da uno strumento, da un organo di senso e da un contesto sociale e ambientale determinato. L’intento è quello di spostare l’attenzione da un approccio statico, prevalentemente incentrato sul medium, a un approccio dinamico e dialettico, incentrato sulle relazioni che intercorrono. La trattazione non ha ovviamente la pretesa di essere esaustiva, poiché si tratta anche di un’occasione per sistematizzare alcune riflessioni e ricerche, ma l’obiettivo è quello di fornire un approccio critico di base e originale a questo tema, in vista di una discussione.







Medium Uditivi e medium Visuali

Una profezia errata

Marshall McLuhan diceva che la radio era un medium caldo, caratterizzato da un’ “alta definizione”, perché si rivolge a uno solo dei cinque sensi. In questo modo ne può sfruttare le potenzialità al massimo fino a raggiungere, appunto, un’alta definizione. Al contrario considerava la televisione un medium freddo, cioè “a bassa definizione” perché, mettendo in gioco contemporaneamente diversi sensi, non può che fornire un’informazione poco pulita, poco chiara, se non equivoca.

Sulla base di questa analisi, sembrerebbe che la radio debba essere considerata come il medium più “potente”. Lo stesso McLuhan sosteneva invece che il medium più potente fosse la televisione e che l’avvenire mediatico sarebbe stato proprio nelle mani dei medium “freddi”. In virtù di questa analisi, egli riteneva che la radio sarebbe “scomparsa” dalla scena, o ridotta a una posizione del tutto marginale.

McLuhan scriveva queste cose nei primi anni sessanta. Bisogna perciò avere chiaro che cos’erano la televisione e la radio a quei tempi: né l’una, né l’altra avevano conosciuto le trasformazioni, di fondamentale importanza, che in seguito le caratterizzeranno.

Che ne è dunque, oggi, di questa analisi e di questa previsione?

In effetti, soprattutto ai nostri occhi di europei, sembrerebbe proprio che la profezia e l’analisi di McLuhan si siano realizzate. Ma se analizziamo invece le cose più in profondità ci imbattiamo in alcune sorprese che la ricerca sui medium radiofonici e televisivi non manca di evidenziare e che la successiva evoluzione del web e del podcasting potrebbe ulteriormente precisare.

Per esempio le emittenti radiofoniche nel mondo alla fine degli anni ’90 erano stimate in circa 40.000 (in Italia circa 2.500), cioè un numero largamente superiore a quello dei canali televisivi (negli USA il rapporto è di 3500 emittenti TV per 11.000 radio). Inoltre, secondo tutte le ricerche e i dati statistici, l’ascolto della radio è andato ampliandosi e quindi non si è verificato, neppure nei paesi altamente industrializzati, un decadimento del fenomeno radiofonico. Per prendere solo il nostro paese, circa il 90% dei giovani fa largo uso di radio durante la giornata, un dato che soverchia di diverse lunghezze l’uso della televisione. Consideriamo anche che, secondo i dati statistici, la radio dispone di un pubblico molto più ampio della televisione e che radiofonia e televisione agiscono soprattutto in momenti diversi: l’ascolto radiofonico si abbassa notevolmente nelle ore serali, dopo aver toccato 35 milioni di ascoltatori (dati riferiti all’Italia, fonte: Federcomin), quando quello televisivo cresce (le punte televisive massime in media viaggiano fra gli otto e i dieci milioni, Fonte: Auditel). Inoltre su scala planetaria per le popolazioni di interi continenti dell’Africa e dell’America Latina, l’ascolto della radio ha un ruolo centrale e largamente superiore a quello televisivo, anche per le condizioni economiche e il livello tecnico di molti paesi.

La previsione di McLuhan sembra essersi capovolta anche su un atro piano.

Oggi sembra che i medium “freddi” come la televisione abbiano in realtà molta più capacità di restituirci informazioni ad “alta definizione”, che catturano la nostra attenzione, rispetto alla radio (medium “caldo”), la quale, nonostante nell’idea di McLuhan fosse dotata di maggior potere di coinvolgimento, in realtà viene ascoltata in modo “leggero”, per esempio praticando anche altre attività: si sta “incollati” alla televisione, ma non all’apparecchio radiofonico.


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