Maria Pia Pezzali
Published by Maria Pia Pezzali at Smashwords
Copyright 2011 Maria Pia Pezzali. Images: copyright 2011 Oceanofoto/Pezzali/Paone
Smashwords Edition, License Notes
Thank you for downloading this free ebook. You are welcome to share it with your friends. This book may be reproduced, copied and distributed for non-commercial purposes, provided the book remains in its complete original form. If you enjoyed this book, please return to Smashwords.com to discover other works by this author. Thank you for your support.
****
CONTENUTI
Introduzione
Un
mondo di colori
Il
colore: ma che cosa è?
Acqua
e colori
Plancton
e Fitoplancton
I
bacini oceanici
I
colori sommersi
I
colori dei pesci
Colori
per mimetizzarsi
Rana
pescatrice (Lophius piscatorius)
Sogliola
( Solea Sp)
Rombo
( Bothus podas podas)
Gamberi
Polpo
(Octopus vulgaris)
Scorfano
Granchi
Bernardo
l’eremita (Dardanus arrossor)
Introduzione
Immaginate per un solo attimo un mondo senza colori. Immaginate se improvvisamente il blu del cielo diventasse grigio, il verde dei prati di un grigio ancora più scuro e tutte, ma proprio tutte le tinte, scolorissero fino ad una malinconica scala dal nero al bianco. Terribile vero? Pensate a quanto questo condizionerebbe il nostro modo di percepire l’ambiente e quanto influenzerebbe il nostro modo di essere. Tutto è grigio. Niente fa la differenza, sagome a parte. Ma per fortuna questo è solo un incubo e i nostri occhi, al contrario, vantano la capacità di trasformare in toni vivaci quelle onde luminose che troviamo in natura. Sott’acqua andiamo incontro ad un fenomeno, conosciuto come “assorbimento selettivo dei colori” che ci porta a vedere il mondo sommerso con una tonalità tendente all’azzurro – violaceo. Ma uno dei fattori che spinge ad andare sott’acqua è la possibilità di osservare un mondo bello, unico ed originale, modellato su forme e colori dalle tinte accese e stravagantemente mixate, difficili da trovare anche sulla terraferma. Insomma è come se Madre natura si fosse divertita a distribuire e amalgamare i colori della sua tavolozza senza una logica apparente. In realtà una logica del perché gli animali sono spesso così vivacemente vestiti, c’è eccome. Nella maggior parte dei casi i colori inviano messaggi. Capiti e interpretati solo dal quel mondo così affascinante e misterioso che è la vita in mare. Ad esempio il nudibranco che proprio per i suoi contrasti cromatici è anche uno dei soggetti fotografici più ricercati, null’altro vuol dire ai suoi predatori naturali una cosa: “io non sono commestibile”.

Dunque colore = comunicazione. Ma del perché Madre Natura lo abbia vestito di viola , giallo,verde, blu oppure rosso o arancio o chissà quale altro colore, nessuno lo sa. Insomma, quello dell’apparenza resta, con nostro stupore, uno dei misteri del mare. (inizio/back to top)
Ma cos’è che rende il mare bello come l’iride? E’ l’insieme di quel mondo di biodiversità fatto di animali e vegetali, ognuno così unico e speciale, a trasformare questo regno dominato dal blu in un reame caleidoscopico. Un viaggio alla sua scoperta è come entrare in un cartoon: piccoli esseri goffi e bizzarramente vestiti si alternano a grandi animali eleganti e signorili; esseri placidi si oppongono a predatori dalla fama aggressiva

Carcharhinus longimanus noto anche come “squalo mangiatore di naufraghi"
Pesci nuotano altri che camminano. Vermi belli come fiori. Animali che strisciano, filtrano, saltano, corrono, ondeggiano. Ognuno ha il suo colore; oppure un mix di tutti i colori possibili. Correnti marine, terre, barriere naturali, latitudini sono soltanto alcuni dei tanti elementi che condizionano lo sviluppo della vita in mare. Ed è per questi motivi che la vita è maturata in modi talvolta così differenti da un parte all’altra del globo acqueo terrestre. L’ambiente, si sa, condiziona la specie. A dimostrarlo per la prima volta furono proprio le teorie di Charles Darwin descritte all’interno della sua “Origine della Specie”, un’opera rigorosa e straordinaria con la quale Darwin scardinava la tradizione biblica della creazione del mondo, rivoluzionando le leggi della biologia e della genetica. Non voglio certo arrivare a tanto e l’intento – con queste pagine digitali – è più semplicemente di portare il lettore a riflettere su quel mondo liquido che tanto condiziona anche la sua, di vita. Ed anche un invito ad avvicinarsi e riflettere sui differenti ambienti marini e come, ognuno di loro, dimostra caratteristiche proprie, avendo sviluppato habitat unici e esclusivi.

I fondali della Tasmania
Un mondo in continuo movimento regolato dalle semplici leggi della Natura: cacciare e riprodursi. In un ciclo eterno di vita. So let’s dive into the world of never ending colors and mysterious elegance. (inizio/back to top)
Ma come nasce il colore? Il nostro occhio percepisce solo una piccola parte delle onde luminose esistenti in natura; a questa corrisponde uno spettro di sette colori: il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, l’azzurro, l’indaco e il violetto. Il fisico inglese Isaac Newton dimostrò, nel 1672, che la luce, che vediamo bianca, è in realtà composta dai sette colori dello spettro solare. Nel suo esperimento Newton fece passare un raggio di luce attraverso un prisma di cristallo. Il raggio si scompose così nei sette colori dello spettro solare, dimostrando che il bianco è la somma di quei colori. Deriva quindi questa osservazione: l’oggetto che riflette tutte le onde luminose appare bianco (bianco = somma di tutti i colori); l’oggetto che assorbe tutte le onde, senza restituirle ai nostri occhi, viene visto dai nostri occhi nero (nero = assenza di colori); l’oggetto che assorbe tutte le onde tranne uno, ha il colore corrispondente a quell’unica onda ( ad esempio: un oggetto che non assorbe il verde, viene visto dai nostri occhi verde). Per questa ragione alcuni artisti definiscono il bianco e il nero “non colori” perché il bianco è dato dalla somma di tutti i colori, il nero dall’assenza di colori. Quando ci troviamo sott’acqua la luce si affievolisce metro dopo metro, assorbendo ogni tonalità. L’acqua agisce infatti come un filtro che lascia passare le onde più corte, con maggior potenza di penetrazione e filtra le più lunghe.

Così
già a pochi metri sotto la superficie scompare il rosso, il colore
con maggiore lunghezza d’onda, poi l’arancio, il giallo e infine
il verde. Rimangono in profondità soltanto il blu e il violetto, i
colori più freddi. L’unica soluzione che abbiamo per ripristinare
i colori sott’acqua è di colpire i soggetti che ci interessano con
un raggio di luce, sia questo il lampo di un flash che il fascio di
una torcia subacquea. Così possiamo semplificare il concetto
dell’assorbimento dei colori ricordando che :
il rosso svanisce
a circa 7 – 8 metri di profondità;
l’arancione a 15/16,
il
giallo a 25,
il verde attorno ai 40,
il blu intorno a i 50,
e
il viola verso i 60. (inizio/back
to top)
Occupa il 70% della Terra e del nostro corpo permettendo ad entrambi di esistere e svilupparsi. Parliamo di H2O, l’unica formula chimica che tutti conoscono, due atomi di idrogeno uniti ad uno di ossigeno. Questa loro unione dà origine ad una molecola, quella vitale dell’acqua. Una formula conosciuta da grandi e piccini ed è bene che sia così, perché l’acqua è la matrice della vita. Dei 1.390 miliardi di metri cubi di acqua il 96,4% è costituito dall'acqua salata degli oceani e dei mari. Un altro 0,7% di acqua salata si trova nelle falde profonde ed in alcuni laghi. Solo il 2,9% (40 miliardi) è costituito di acqua dolce allo stato solido o liquido. Di questa frazione di acqua dolce, la parte più consistente (pari all'1,72%) è intrappolata nei ghiacciai e nelle calotte polari, un altro 1,17% è confinato nel sottosuolo mentre solamente lo 0,01% costituisce l'acqua dolce superficiale che si accumula nei laghi e scorre nei fiumi. Le persone hanno la tendenza ad osservare l’acqua solo per coglierne gli aspetti a loro vicini: si preoccupano se è fredda oppure calda, limpida o torbida, calma oppure burrascosa, o poco di più.

lo splendore del Mediterraneo
Ma quanti si soffermano a riflettere sul perché l’acqua è blu, oppure verde e perché in alcuni casi addirittura rossa? Gli oceani riflettono il colore del cielo ma anche in giornate completamente sgombre di nubi il colore degli oceani non è quello di un blu intenso. Il fitoplancton, costituito da microscopici esseri vegetali che galleggiano liberamente sulla superficie marina illuminata dal sole, può infatti alterare il colore dell'acqua. Quando un grande numero di tali organismi si concentra una determinata area, il plancton modifica il colore delle acque superficiali degli oceani. Questo fenomeno è detto "fioritura". Gli esseri vegetali microscopici sono alla base della catena alimentare marina e costituiscono la fonte primaria di cibo ed energia per gli ecosistemi oceanici. Il fitoplancton trasforma elementi nutritivi in materia vegetale servendosi della luce solare con l'aiuto del pigmento verde clorofilla. I pigmenti di clorofilla nei vegetali microscopici assorbono la luce e, allo stesso tempo, i vegetali microscopici stessi la diffondono. Questi processi contribuiscono insieme, nel loro complesso, a modificare il colore degli oceani, quale viene rilevato da un osservatore che dall'alto diriga lo sguardo verso il mare. Le acque molto ricche di plancton, ove esso è presente con un'alta concentrazione, appaiono blu - verdi. Al contrario, le acque più pure appaiono blu scure, quasi nere. Altri fattori quali la profondità, il tipo di fondale, il sole, sono poi gli artefici di tutta quella gamma di sfumature turchine che ci tiene incollati al finestrino dell’aereo quando sorvoliamo isole, atolli o coste.

la limpidezza tropicale
Salinità, ossigeno, luce e nutrienti sono invece i fenomeni fondamentali dell'ambiente marino che influenzano la presenza e la distribuzione degli organismi viventi sott’acqua, così come la temperatura ed i movimenti stessi delle masse liquide, le cosiddette correnti marine. Acqua, acqua e ancora acqua, il nostro pianeta, se visto da certe angolature, non mostra che acqua. (inizio/back to top)
Rappresentano il nutrimento del mare, vagano dentro di esse trasportato dalle correnti e sono il primo anello della catena alimentare. La parola plancton deriva infatti dal termine greco "planctos", che significa vagare. Si presenta in ampi agglomerati, limitati nel movimento, trasportati dalle correnti. Il plancton che acquisisce l'energia di cui necessita per crescere e riprodursi dalla fotosintesi, chiamato plancton vegetale, è detto fitoplancton. Il plancton che invece acquisisce l'energia di cui necessita mediante consumo di materia organica, ovvero il plancton animale, è detto zooplancton.

medusa
Alcuni tipi di plancton hanno dimensioni molto grandi ma la maggior parte di fitoplancton e zooplancton sono tuttavia troppo piccoli per essere visualizzati con un microscopio o con una lente di ingrandimento. Il fitoplancton è costituito da vegetali o alghe unicellulari autotrofi e comprende le diatomee – i più abbondanti ed importanti nel mare racchiuse in un guscio siliceo e caratterizzate da un pigmento color giallo marrone - , i dinoflagellati sono caratterizzati da minuscole appendici dette flagelli. Questi ultimi consentono loro una limitata libertà di movimento, ma il loro movimento è sempre in balia delle correnti e delle onde. Il loro colore varia dal rosso al verde. Infine i coccolitofori sono alghe unicellulari appartenenti alla divisione (o phylum) Haptophyta, caratterizzate da un esoscheletro di rivestimento sferico fatto di meravigliose placche calcaree che riflettono la luce, dette coccoliti. (inizio/back to top)
Contrariamente al passato, quello che oggi riconosciamo sono essenzialmente tre bacini oceanici: l’Atlantico, il Pacifico e l’Indiano, ebbene un quarto oceano, l’Antartico esteso intorno all’Antartide, sia vagamente individuato nelle porzioni più meridionali degli altri tre. I mari del mondo, compreso il Mediterraneo, il Mare del Nord, il Mar Rosso, il Mare Arabico e i Mari Cinese Orientale e Meridionale, sono grandi masse d’acqua che si estendono ai margini degli oceani e sono solitamente separati da istmi o stretti, come lo Stretto di Gibilterra, oppure da alte catene montuose che si levano dai fondali marini. Guardiamo dove si trova l'acqua sulla Terra:
Acqua
salata:
Oceano Pacifico e mari adiacenti 725.000.000 miliardi di
m3
Oceano Atlantico e mari adiacenti 355.000.000 miliardi di
m3
Oceano Indiano e mari adiacenti 290.000.000 miliardi di
m3
Totale 1.370.000.000 m3
Acqua
dolce:
Ghiacci polari e ghiacciai 30.000.000 miliardi di m3
acque
sotterranee sino a 750 m 4.400.000 miliardi di m3
acque
sotterranee fra 750 e 3500m 5.600.000 miliardi di m3
laghi 120.000
miliardi di m3
fiumi 12.000 miliardi di m3
umidità del terreno
24.000 miliardi di m3
umidità dell’atmosfera 13.000 miliardi di
m3
Totale
40.169.000 m3
Totale generale 1.410.169.000
Dunque sulla Terra esistono, goccia più goccia meno, 1.410 milioni di miliardi di metri cubi di acqua, ma solo il 3% circa di questa gran massa di acqua é costituito da acqua "dolce", e di questa solo poco meno di un terzo é utilizzabile dall'uomo. (inizio/back to top)
In sintesi potremmo definire i mari e gli oceani della Terra come una gigantesca scatola blu. Dentro, un mondo fatto di vita e colori. Città di corallo, abitanti dalle forme e livree più fantasiose; animali piatti, lunghi, tondi, quadrati, giganteschi

lo squalo balena è il pesce più grande al mondo
oppure microscopici

il Pgmy Sea Horse è conosciuto anche come Cavalluccio Pigmeo, lungo poco più di mezzo centimetro
Ognuno di loro vestito di sfumature uniche e ineguagliabili. Forme sinuose e colori sgargianti, oppure forme “non-forme” , con colori “non-colori”. Il mare, o meglio il suo habitat sommerso è un mondo che c’è e non c’è al tempo stesso. Potremmo dire un mare di contraddizioni dove i colori e le forme giocano un ruolo fondamentale per la sopravvivenza dell’habitat stesso. Colori che ingannano, attraggono, respingono. Un mondo fatto di prede e predatori dove l’unica missione è sopravvivere e riprodursi, garantendo la specie. Il mare, solo in apparenza omogeneo, nasconde una enorme biodiversità. Alcuni ecosistemi marini superano, in ricchezza di specie, quelli delle terre emerse, grazie a modelli di distribuzione che dipendono da fattori quali temperatura, salinità, penetrazione della luce solare, nutrienti disciolti, pressione, idrodinamismo e tipo di substrato

Una prateria di piante (non alghe) di Posidonia, il polmone del nostro del mare
Per vedere tutto questo l’Uomo deve però oltrepassare quel confine che separa l’acqua dall’aria: nato per vivere e respirare sulla terraferma, il nostro corpo non può vivere sott’acqua. La sua permanenza in quel modo alla rovescia, è limitata dalla sua scorta di gas (respirabili) e dalla profondità. Le immersioni subacquee sono oggi alla portata di tutti, grazie all’affidabilità raggiunta dalle attrezzature al confort dei materiali impiegati per la nostra protezione dal freddo e dall’acqua. Per l’esplorazione degli abissi la tecnologia ha fatto passi da gigante: minisommergibili, robot, ROV, AUV (Autonomous Underwater Vehicle) sono il futuro delle conoscenze umane verso il cuore degli oceani. Un mondo dominato dal buio e dalla notte eterna. Grazie a questi strumenti, l’Uomo può superare i limiti che la fisica subacquea gli impone, riuscendo ad esplorare nuovi mondi di vita attraverso gli occhi di telecamere sempre più ad alta definizione. (inizio/back to top)

il minisommergibile LR5 in dotazione alla Royal Navy
Nel corso dell’evoluzione gli occhi, da semplici fotorecettori, si sono sviluppati in vario modo fino ad essere in grado di fornire un’immagine e di metterla a fuoco sulle cellule retiniche. L’attività dell’animale sarà in rapporto al grado di organizzazione dell’occhio, generando vari tipi di risposte allo stimolo visivo e alla luce. Molti animali si orientano in base alle differenze di intensità luminosa o alla posizione della sorgente luminosa; altri, in rapporto ad una maggiore evoluzione dell’occhio, reagiscono ai movimenti degli oggetti ed al loro colore. Quanto è importante il colore per il comportamento degli organismi marini? Nella maggior parte degli animali dotati di percezione visiva, l’uso del colore è alla base di una vasta gamma di relazioni inter ed intraspecifiche. Le vistose livree di molti maschi di pesci vengono “sfoggiate” per attirare le femmine, ma servono anche come segnale per allontanare eventuali rivali; le appariscenti colorazioni di numerosi invertebrati marini, spesso associate a veleni e sostanze irritanti, servono per segnalare la propria tossicità e scoraggiare i predatori; la possibilità di nascondersi mimetizzandosi nell’ambiente circostante adottando le colorazioni più adatte a confondersi gioca un ruolo fondamentale sia nel comportamento difensivo che in quello offensivo. La sensazione di paura, l’aggressività, la predisposizione all’accoppiamento e le variazioni di umore in genere, in molte specie di pesci si manifestano spesso attraverso un cambiamento della livrea, con scomparsa o presenza di macchie colorate, fasce verticali che fanno apparire il soggetto più grande, mentre una colorazione dimessa serve per poter passare inosservati. Insomma, è come sulla terra: più appariscenti si è, più si viene notati. Variazioni annuali della colorazione sono inoltre frequenti fra maschio e femmina di molte specie di pesci, nei quali le diversità cromatiche della livrea rappresentano un importante elemento riconoscitivo nel dimorfismo sessuale. Generalmente più vistose nel maschio, le livree nuziali si manifestano in seguito ad un'aumentata produzione degli ormoni sessuali, specialmente del testosterone. Significativi cambiamenti della colorazione possono indicare un’inversione sessuale dell’individuo che da femmina diventa maschio - come avviene per i Labridi – o viceversa.

un esemplare di Cernia
Un esempio classico in cui si nasce di un sesso e poi si cambia nell’altro è quello della Cernia. I pesci pelagici, generalmente dotati di un colore piuttosto uniforme che rispecchia la trasparenza dell’ambiente in cui vivono, possono mimetizzarsi grazie alle caratteristiche di rifrazione della luce incidente dall'alto. La parte ventrale è infatti più chiara rispetto al dorso per risultare uniformemente colorati quando sono illuminati. Un predatore che avvicini il pesce dal basso infatti potrà difficilmente distinguerne la sagoma proprio grazie alla colorazione chiara del ventre, mentre se si avvicina dall’alto la colorazione dorsale più scura ne garantirà la mimesi sullo sfondo scuro delle acque profonde.

E’ impossibile non restare affascinati dalla grande abilità di tanti animali di rendersi totalmente invisibili ai nostri occhi. Questo velocissimo meccanismo, permette a molti esseri del mare di imitare i colori che appartengono all’ambiente in cui vivono; le loro tinte e talvolta anche le forme sono spesso intonati all’habitat che li circonda (mimetismo criptico)
Ma perché tante trasformazioni? Questa armonia tra organismo e ambiente (detta anche omocromia) ha più frequentemente un valore protettivo per chi ne fa uso. Ma anche i predatori possono adottare la stessa tecnica, nascondendosi così alla vista della loro preda. In questo caso parleremo di mimetismo aggressivo, un’arma vincente per molte varietà animali. Sebbene nessuna specie sia completamente libera dalla predazione, tutte hanno evoluto meccanismi di difesa per sfuggire ad alcuni potenziali predatori. Queste possono difendersi nascondendosi, fuggendo, oppure manifestando dimensioni eccessivamente grandi (come nel caso del pesce palla”) o piccole. Ma la colorazione criptica degli animali resta sempre uno dei fenomeni più sorprendenti. Il mimetismo, protettivo o aggressivo che sia, può essere legato anche a cambiamenti improvvisi e temporanei dell’aspetto. Alcuni crostacei ad esempio lasciano crescere sul loro dorso piante e animali sedentari (come Briozoi o Idrozoi). Una varietà di granchio (Granchio facchino) porta sul dorso una spugna che lo nasconde e lo protegge completamente, la comune grancevola (Maja verrucosa) ha spesso il lato superiore del corpo completamente ricoperto di alghe e colonie di polipi. Alcuni pesci bentonici sono perfettamente mimetizzati con il fondale e possono nascondersi nel sedimento, come sogliole e rombi, aiutati anche da un corpo piatto e compresso. Grazie poi alla presenza dei cromatofori (cellule che regolano il colore di un animale) è sorprendente la rapidità con la quale le sogliole cambiano “pelle” diventando sempre più simili al substrato. Accanto a queste forme di mimetismo che hanno per effetto la possibilità di nascondersi, ve ne sono altre che permettono ad alcune specie di ingannare specie differenti e ciò indipendentemente dall’aspetto esteriore, che può essere anche molto appariscente. Gli animali disgustosi spesso mettono in evidenza la loro inappetibilità con colori o disegni di avvertimento.

Nudibranco
I predatori dopo poche esperienze con questi organismi, associano il loro colore ad un evento negativo evitando così in futuro di attaccare ancora delle simili specie. Alcuni animali approfittano di questa situazione per trarne un proprio vantaggio, cosicché spesso accade che una specie appetibile si maschera da inappetibile ingannando il predatore allontanando così il rischio di finire dentro il suo stomaco. (inizio/back to top)
Rana pescatrice (Lophius piscatorius)

Di questo pesce generalmente arriva sui mercati ittici soltanto la coda nota, appunto, come “coda di rospo” che rappresenta si e no un terzo dell’animale. Questi pesci hanno difatti una testa molto grande con una enorme bocca che gli permette di inghiottire prede molto grandi ed in un solo boccone. Il corpo è privo di squame di color bruno marmoreggiato che può cambiare colore e disegno. Delle protuberanze simili ad alghette ed alcuni rilievi che ha sul dorso le permettono di mimetizzarsi facilmente, assumendo le sembianze di uno scoglio incrostato. Animale predatore utilizza un sistema piuttosto curioso per catturare le sue prede. Queste vengono attirate dal primo raggio libero della pinna dorsale (illicium) in cima al quale vi è un lembo di pelle che si muove come un piccolo verme. Quando “l’esca” viene toccata oppure il curioso entra nel campo visivo della rana pescatrice , questa scatta rapidissima ed inghiotte l’incauto. (inizio/back to top)
Grazie alla presenza dei cromatofori è sorprendente la rapidità con la quale le sogliole cambiano colore diventando più scure su fondali scuri e più chiare su fondali chiari. Inoltre se il fondo è ricoperto di piccoli sassi, sul corpo compaiono macchioline più o meno delle dimensioni dei sassolini. In questo modo, ricoprendosi parzialmente con la sabbia o con il fango questi animali si confondono completamente con il substrato. Questi pesci presentano una curiosa particolarità anatomica e cioè quella di avere entrambi gli occhi su di uno stesso lato del corpo.

Le capacità di mimetizzazione di sogliole e rombi sono sorprendenti. La loro abilità di assumere alla perfezione le tonalità dei fondi sabbiosi li rendono quasi totalmente invisibili alla nostra vista. (inizio/back to top)
Del tutto simile alla sogliola, è spesso difficile distinguerli. Mimetico allo stesso modo della sua “cugina” ed altrettanto mutevole nei colori anche il rombo ha la particolarità di avere entrambi gli occhi sullo stesso lato del corpo. E’ curioso notare come le larve di questi animali, assolutamente trasparenti, subiscano vistose trasformazioni man mano che crescono. Il corpo si ispessisce ma la cosa più insolita è data dalla migrazione di uno dei due occhi (il destro per i rombi, il sinistro per le sogliole). Diventando adulti l’occhio che cambia sede comincia a spostarsi verso l’alto del capo fino a passare al lato opposto del corpo collocandosi sopra l’occhio che è rimasto fermo. (inizio/back to top)
Gamberi
Alcuni animali decidono se conviene assomigliare ad un’alga piuttosto che al fondo sabbioso oppure ad una roccia. Altri hanno scelto un sistema più “pratico” per adattarsi a molte situazioni differenti tra loro: essere trasparenti (come i piccoli Periclimenes)

Questo facilita le cose, visto che permette loro di confondersi con quasi tutti gli ambienti circostanti. Difficili da fotografare, si mimetizzano perfettamente tra le piume degli spirografi, tra i tentacoli degli anemoni e le foglie della Posidonia, per esempio. Altri tipi di gamberi benchè non siano trasparenti assumono la stessa colorazione di un fondale sabbioso rendendosi cosi “invisibili” anche agli occhi più attenti. La curiosità: lenti nello spostarsi, nuotano in avanti ma camminano all’indietro. (inizio/back to top)
Un vero camaleonte del mare. Il polpo così come la seppia è abilissimo nel cambiare colore in modo velocissimo, mimetizzandosi con ogni possibile sfondo. Quando il polpo si sente minacciato la sua pelle cambia mantello, una densa nuvola di inchiostro nero viene espulsa e l’animale scatta via lontano verso la salvezza. Se un Octopus viene disturbato i cromatofori si attivano facendogli cambiare istantaneamente aspetto. Sotto l’epidermide (la parte più superficiale della pelle) sono presenti diversi “strati” ognuno dei quali pigmentato di queste speciali cellule. C’è un primo livello con i colori grigio e nero, un secondo con colori rossastri ed un terzo con quello arancione e giallo. Inoltre sono presenti altri strati rivestiti con differenti tipi di cellule che filtrano e riflettono la luce. Tutti questi “livelli” si regolano automaticamente fino a che non viene raggiunta omogeneità con l’ambiente circostante. Alcuni colori dei cui il polpo si riveste hanno un valore ben preciso: bianco significa paura

rosso rabbia e marrone tranquillità, visto che è il suo colore naturale. Normalmente si muove strisciando sul fondo con l’aiuto delle lunghe braccia, ma può anche nuotare espellendo con violenza un getto d’acqua dall’imbuto. (inizio/back to top)
Scorfano
Esiste anche un detto: “è brutto come uno scorfano!” e questo pesce, brutto lo è per davvero. Il colore variegato della livrea, la pelle ricca di tubercoli, verruche e spine e la perfetta immobilità permettono allo Scorfano di confondersi molto bene con il fondo. Proprio grazie a questa loro peculiare colorazione mimetica sono spesso difficili da individuare. Quando si sentono in pericolo spalancano la bocca ed innalzano i raggi duri delle pinne, aumentando così la loro mostruosità. Nel nostro Mediterraneo sono tre le specie più diffuse, lo Scorfano nero, quello rosso e lo Scorfanotto molto simili tra di loro nell’aspetto ma dalle colorazioni differenti. Una volta identificati, non sarà poi difficile scovarli nel loro habitat, soprattutto sotto il fascio luminoso della torcia durante un immersione notturna. Lungo le loro robuste spine della dorsale cola un potente liquido velenifero che rende molto dolorose le punture. Brutti e cattivi dunque, dai quali sarà bene evitare ogni contatto troppo “ravvicinato”. (inizio/back to top)
Granchi
Esistono differenti tipi di granchio ed altrettante tecniche di “camuffamento”. Il mimetismo della Granceola (Maja squinado), il granchio più grande dei nostri mari ma soprattutto quello della più piccola Maja verrucosa è straordinario. Quest’ultima ha sviluppato al massimo l’arte della mascheratura aiutata anche da una sorta di spine e piccoli uncini che le rivestono il dorso. Qui vi attacca ogni sorta di alghe, tanto da confondersi completamente con il fondo ricoperto di vegetazione. Quando cambia ambiente o il colore delle alghe si altera, si prende cura di rinnovare il suo piccolo giardino pensile. Il Granchio facchino (Dromia vulgaris) ha la curiosa abitudine di caricarsi sul dorso svariati oggetti molti dei quali spesso sono spugne, trattenendo l’intero carico con le due ultime paia di piedi ripiegati all’indietro con all’estremità una robusta unghia. Altri granchi ancora, sono talmente simili a delle alghe verdi che è quasi impossibile notarne la differenza, non fosse per il fatto che camminano. (inizio/back to top)
Bernardo l’eremita (Dardanus arrossor)

Che questo paguro utilizza conchiglie disabitate per proteggersi dai predatori e che ne scelga sempre di più grandi man mano che cresce, è un fatto noto. Ha l’abitudine di rivestire la sua abitazione di alghe e altri piccoli organismi ma spesso va ben oltre ricoprendosi di un anemone con tentacoli urticanti (Calliactis parasitica) con il quale vive in simbiosi. In questo modo entrambi gli organismi ottengono il reciproco vantaggio di essere protetto l’uno e di rendersi mobile l’altro, aumentando così le possibilità di caccia. (inizio/back to top)
###
Nessuna
parte di queste pagine, testi, immagini o codice può essere copiata,
riprodotta, pubblicata o distribuita a qualsiasi mezzo senza
l’esplicito assenso scritto dell’autore.
© Maria Pia Pezzali
2011
Tutte le immagini sono tutelate dal Copyright e ne è vietata la riproduzione
© Images: copyright 2011 Oceanofoto/Pezzali/Paone
***
Maria Pia Pezzali, fotografa, giornalista, subacquea
Contatti:
Facebook: http://facebook.com/mariapia.pezzali
Smash Words: https://www.smashwords.com/profile/view/mariapiapezzali